Matchmoving con After Effects e Element 3D
Nuovo Tutorial che spiega come risolvere il movimento di una camera partendo da un video (Matchmoving) ed aggiungere al video stesso elementi 3D utilizzando il plugin di Videocopilot Element 3D.
After Effects’ Useful Stuff
Con l’arrivo di Mack (così si chiama il Mac Mini: chi indovina la citazione vince un caffè virtuale
) è tornata la voglia e la passione per i VFX e il compositing praticamente abbandonati per lo scarso rendimento del portatile su cui lavoravo prima.
Ho ripreso quindi contatto con After Effects che è, penso, il software meglio riuscito della famiglia Adobe insieme a Photoshop, e avendone ripreso contatto ho deciso di scrivervi un paio di cose su quello di cui non potete fare assolutamente a meno se volete cimentarvi nel mondo degli effetti speciali in video.
AFTER EFFECTS’ USEFUL STUFF:
1. VideoCopilot.net e i Tutorials di Andrew Kramer
Se usate After Effects e non sapete cos’è videocopilot.net o chi sia Andrew Kramer allora non sapete usare After Effects. Andrew in modo appassionato e qualitativamente impeccabile ha messo a disposizione di milioni di utenti in modo assolutamente gratuito quasi 140 tutorials nel corso degli anni sulle più svariate tecniche di compositing su After Effects, compreso roba piuttosto complicata come Motion Tracking, compositing usando lo Z-Depht Pass, integrazione 3D con live footage e Rotoscoping. Il nostro ormai lavora (meritatamente) nell’industria e VideoCopilot ha incominciato a produrre alcuni plugins incredibili come Element 3D di cui parlerò più sotto.
2. RedGiant TV
La Red Giant produce alcuni plugins come Particular o Colorista e questo dovrebbe bastarvi
La sua web tv ha all’attivo un buon numero di tutorials e getting started notevoli, compresi i behind the scene dei loro cortometraggi ci si impara un sacco di roba buona compresi quelli di Aharon Rabinowitz. Se non l’avete ancora capito la formazione è sempre la prima cosa !
3. VideoCopilot Element 3D
Element 3D è un plugins che crea un sistema particellare per oggetti 3D all’interno di After Effects (che vi ricordo è un applicazione 2.5 D). Detto così pare una bestemmia. Se qualcuno di voi ha mai provato ad integrare un oggetto 3D in una composizione di After Effects passando da 3DS Max, Maya o Cinema 4D, sa che è un notevole, passatemi il francese, dito in culo. Bisogna matchare le camere, azzeccare le luci, rendere le ombre coerenti. Ecco Element 3D permette di fare tutte queste cose direttamente dentro After Effects utilizzando un motore di rendering OpenGL. Quindi non avrete la qualità fotorealistica di V-Ray ma una comodità e una facilità d’uso impressionanti.
Dalla versione 1.5 è possibile importare sequenze di OBJ, quindi incorporare animazioni all’interno di E3D; visto che non si parla di VFX se non c’è qualcosa che esplode o si distrugge, se avete polverizzato con tipo, RayFire, un modello potente importarlo, fare compositing e rendering direttamente in After Effects in modo più naturale e veloce.
Passa in sordina ma in effetti è il vero punto di forza del plugin by Andrew Kramer, la possibilità di moltiplicare (fino a quando la memoria della vostra GPU regge) gli oggetti, dandovi la possibilità di creare città intere in davvero 10 minuti di numero.
4. Imagineer Systems Mocha
No … non vi sto dicendo che il caffè è importante … cioè insomma lo è, ma qui parliamo d’altro ! Mocha (presente aggrattise in AE CS5, 5.5, 6 in versione AE 2.6) è un tool di tracking planare. Altra bestemmia si … Allora, solleviamo un attimo il velo sul problema del Motion Tracking. Cos’è il Motion Tracking ? Il Motion Tracking è quella procedura che permette ad un software con svariati calcoli di creare da un filmato una scena tridimensionale, la posizione della camera da presa ed i suoi parametri.
Software di Motion Tracking (o Camera Matching o MatchMover chiamateli un po’ come volete) ce ne sono a iosa: Boujou, Pftrack per dirne due o MatchMove di Autodesk. In AE c’è il simpatico (e con qualche limite) 3D Camera Tracker oppure Camera Tracker di The Foundry (si quelli di Nuke), ma tutti hanno bisogno per funzionare bene di una cosa … che nel video ci sia PARALLASSE (malattia contagiosa non ancora debellata)
Molto spesso un video se ha scarsa parallasse è più comodo trackarlo 2D con un software di tracking planare tipo … Mocha ?
A cosa serve ? Beh a sostituire lo schermo di un iphone per esempio, oppure cambiare un cartellone pubblicitario, rimuovere un oggetto, fare set extension … anche questi sono VFX mica solo le espolosioni
E Mocha è il top !
5. Mamo’s Orient World Script.
Come si diceva 3D Camera Tracker di After Effects è simpatico, ma ha i suoi difetti. Le scene 3D risolte da questo plugins hanno bisogno di essere “normalizzate” come spiega in questo e questo tutorial Andrew Kramer (sempre sia lodato). Il metodo per normalizzare la scena spiegato da Andy funziona benissimo e qui arriva Mamo (al secolo Mathias Möhl) di mamoworld.com che ha automatizzato la procedura di Andrew Kramer. Un gran risparmio di tempo a 19,90$ consigliati o offerta libera. Dello stesso autore l’utilissimo MochaImport da utilizzare con il Mocha di cui sopra.
6. Red Giant Trapcode Particular
Se vi serve un sistema particellare, per creare polvere che vola, fiotti di luce, scie di missili, scie di condensazione (no quelle chimiche non esistono finitela !!), fuochi d’artificio, effetti speciali ultravivaci, avete bisogno di Particular. Userfriendly come un gatto nero appeso ai maroni, non ha però rivali e da un sacchissimo di soddisfazioni
WHAT’S NEXT
Il 6 maggio a Los Angeles ci sarà l’annuale Adobe MAX e i rumors dicono che verrà presentata la nuova release della Creative Cloud e dei relativi software. Ancora non si sa bene se sarà una CS6.5 o una CS7.
Per quanto riguarda le novità di After Effects c’è da non stare più nella pelle. Il tool “Refine Edge” (analogo a quello di Photoshop” per il RotoBrush, un migliorato 3D Camera Tracker, ma soprattutto (se non siete seduti sedetivi !) insieme ad After Effects verrà distribuita una versione Lite di Cinema 4D R14 insieme al nuovo plugin che intergra le due piattaforme CineWare !! Roba da non dormirci di notte
Attendiamo trepidanti il 6 maggio, e vi ricordiamo che l’aggiornamento è gratuito per tutti gli abbonati Creative Cloud … yum !!
PS: Il minuscolo esperimento qui sotto è realizzato con After Effects, tracckando con Mocha AE2.6 il plate originariamente girato con la Nikon D600, e integrando il Robot 3D con Videocopilot Element 3D … vi interessa un tutorial ??
Altri mondi, altre dimensioni
Ok, partiamo da questa immagine e facciamo un salto indietro, per vederne l’idea iniziale e lo sviluppo successivo.
L’idea di partenza era “facciamo delle foto rock. Ma tanto rock!”. Benissimo, una volta nata l’idea, abbiamo stilato una lista delle cose che ci servivano:
1. una modella con i vestiti appropriati, e quella c’era (tanto più che l’idea stessa era partita da lei)
2. una chitarra elettrica. Bene, il fotografo, essendo multifunzione, disponeva di una chitarra elettrica.
3. amplificatori vari, che dessero l’idea di volume e potenza all’immagine. Eh, e già qui c’erano dei problemi a trovarne uno. Immaginiamoci quindi, trovarne tanti cosa potesse significare. Ma andiamo avanti, per ora.
4. oggetti vari, fra i quali casse, cuffie, cd, cassette, cavi. Beh, qualcosa era recuperabile, ma restava l’insormontabile requisito del punto 3.
E da qui ci siamo guardati, e abbiamo pensato che la soluzione ai nostri problemi era Maya, un software di modellazione e animazione 3D. E tutto questo possiamo riassumerlo con una frase “se il mondo che ti serve non è disponibile… crealo”
Quello che vorrei mostrarvi in questo post di oggi non è l’intero processo di creazione dell’ambiente 3D e la composizione successiva con la foto di partenza, ma la parte che riguarda la creazione in Maya della camera che guarda “correttamente” la scena che vogliamo integrare. Potrei dire che questo articolo segue a ruota i post relativi alla prospettiva che abbiamo pubblicato negli ultimi mesi.
Iniziamo pertanto a guardare la foto di partenza:
Ricordando le lezioni sulla prospettiva, per prima cosa cerchiamo di individuare l’orizzonte e le linee prospettiche. In questo caso, per le linee, ci viene in aiuto il pavimento, sul quale le assi son messe perpendicolari alla parete di fondo, e quindi sono un ottimo punto di riferimento. Non sarebbe stato necessario, ma io per comodità ne ho segnate alcune in Photoshop con un colore brillante, in modo da avere una miglior visione in Maya. Pertanto, tiro qualche linea e poi salvo la mia nuova immagine:
A questo punto è ora di aprire Maya. La prima cosa che facciamo è creare una nuova camera (Create -> Camera -> Camera) e guardare le sue proprietà nell’attribute editor.
La prima cosa che impostiamo è la lunghezza focale: dobbiamo mettere la stessa utilizzata per scattare la foto (se non vi ricordate con che lunghezza focale avete scattato, basta andare nelle proprietà dell’immagine – tasto destro sull’immagine originale -> proprietà -> dettagli).
A questo punto aggiungiamo un’image plane, che conterrà l’immagine della nostra modella. Per fare questo, scendete nell’Attribute Editor della camera fino a quando non trovate la voce “Environment”, e cliccate su “Create”
Nella nuova schermata che appare ci sono tutti i parametri che servono per gestire l’image plane. Dove c’è scritto Image Name cliccate sull’icona della cartella gialla a destra, selezionate la foto con le linee prospettiche disegnate e confermate la vostra scelta. Dovreste ottenere una schermata simile alla prossima immagine. Se non è già impostato, selezionate “looking through camera” alla voce Display. (in questo modo il piano con la foto lo vedrete solo quando guarderete attraverso la camera).
Per vedere “con gli occhi della camera”, clicchiamo su Panels -> camera1 nella finestra …
… e otteniamo questa visualizzazione. Ora selezioniamo la camera (View -> Select camera) e ruotiamola e spostiamola fino a quando la griglia di riferimento non diventa coerente con la griglia verde che abbiamo aggiunto in Photoshop.
Questa possiamo vederla come la fase più complessa del processo. Se siamo noi gli autori della foto, il posizionamento della camera è semplificato dal fatto che noi sappiamo dov’eravamo, rispetto alla modella, quando abbiamo scattato
Ci può venire in aiuto la visualizzazione del piano dell’immagine in tutte le viste, pertanto torniamo nell’attribute editor, nei parametri dell’image plane e selezioniamo “in all view” alla voce Display (prima avevamo impostato “looking through camera”). Ora, con la camera sempre selezionata, spostatela e ruotatela cercando di ricordarvi la vostra posizione. Per esempio, se sapete che quando avete scattato eravate in piedi e a sinistra della modella, e avete puntato la macchina fotografica verso destra per scattare, nella vista dall’alto portate la camera a sinistra del piano immagine (dall’alto vedrete solo una linea che lo rappresenta) e la ruotate verso destra (guardando sempre con un occhio la finestra che mostra la vista dalla camera), poi andate nella vista di fronte o in quella laterale e spostate la camera verso l’alto lungo l’asse Y (l’asse che rappresenta l’altezza), in modo da posizionarla “alla vostra altezza”. Se per fare la foto eravate distesi a terra e avete puntato la macchina fotografica verso l’alto, in una vista laterale mettete la camera quasi a 0 rispetto l’asse Y e ruotatela in modo che guardi verso l’alto.
Dopo diversi sposta-ruota otteniamo il seguente risultato (nota: non basta ruotare e spostare la camera nella vista “della camera”. Vi consiglio pertanto di mantenere la visualizzazione con 4 viste – alto, davanti, lato e camera – per poter modificare la posizione e la rotazione della camera da ogni punto)
Una volta sistemata la prospettiva (e quindi la posizione della camera), il gioco è fatto! Non resta altro che posizionare gli oggetti, ed eventualmente scalarli in modo che siano coerenti con le dimensioni del soggetto. Nelle immagini qui sotto potete vedere i passaggi che hanno portato all’immagine finale.
Ovviamente il lavoro non finisce qui, abbiamo visto come impostare la camera correttamente e come inserire degli oggetti nel mondo creato. I passaggi successivi consistono nell’aggiungere le texture agli oggetti, le luci nell’ambiente (a questo proposito, sapere come erano posizionate le luci durante la sessione fotografica aiuta molto, perchè possiamo approssimativamente posizionarle allo stesso modo), impostare i parametri di rendering e renderizzare. Ma tutto questo esula dagli argomenti di questo post, pertanto per oggi è tutto! Alla prossima!
Speedlight Stories: Liscia o Gassata ?
Con Annalisa è la terza volta che scattiamo. E’ stata la mia seconda modella, con una serie di scatti decisamente ignoranti, dove non sapevo bene come gestire ne’ lei, ne’ le immagini. Ci riprovammo un paio di mesi dopo e le cose già funzionarono un po’ meglio. Adesso passato quasi un anno abbiamo fatto le cose, diciamo così … seriamente
E’ stata anche la nostra prima uscita con una giovanissima e per quanto giovane incredibilmente professionale Make Up Artist che è entrata a far parte del team seduta stante. Ma andiamo con ordine.
L’idea di Annalisa è realizzare due serie di scatti contrapposti dove mostrare due personalità. Quella classica, seria, impostata della musicista classica e, dall’altra quella ribelle, “cattiva” della rockettara. Gli ingredienti ci sono, una sala piuttosto grande, gli oggetti di scena (il violino del compagno e la mia chitarra elettrica), una buona serie di vestiti tra cui scegliere e la collaborazione preziosa della MUA per “cambiare” la personalità.
Mentre Camilla è al lavoro con il trucco, io e Ursula da sempre mia preziosa VAL prepariamo il set. Oggi useremo solo gli Speedlight (SB-700 e SB-600 di Nikon) e per lo scatto classico vorrei ricreare la tipica illuminazione di un palco: una luce quasi in verticale sopra il viso di Annalisa che la illumini “a pioggia” come key-light e sicuramente una fill-light. Per la fill-light sempre immaginando un palco, mi immagino una luce dal basso, piuttosto diretta e dura. La scelta dei modificatori quindi cade per il beauty-dish per la Key e il Lumiquest SoftBox III.
Purtroppo la sala non ci permette tutta la separazione con lo sfondo che vorrei, quindi facendo due o tre scatti di prova mi rendo conto che con il 50mm lo sfondo non è quello che avevo in mente. Troppa luce e poco bello a vedersi; così decido di cambiare la mia idea originale e di abbandonare (con rammarico, perdendo i piedi scalzi di Annalisa) lo scatto a figura intera per passare ad un piano medio o a dei primi piani. Cambio anche ottica e torno sul mio amato 85mm, non tanto per gestire meglio la pelle (pelle e trucco in realtà sono perfetti) ma per una pura scelta guidata da “la compressione dell’85 mi piace di più … ooooooh”.
Una nota di contorno: scatto per tutta la serata in tethered capture con LightRoom. Ora mi spiego: la macchina è collegata con un cavo USB di circa 3 metri (cavo + prolunga) al Laptop, con LightRoom in Tethered Capture mode. In pratica gli scatti invece di essere salvati sulle card vengono immediatamente trasferiti sul PC con un duplice vantaggio; il primo e di non doverle trasferire in seguito e di essere già “catalogate” da LR, il secondo è che vedere immediatamente le immagini ad una dimensione decente. Questo vi aiuta a capire meglio eventuali problemi, tipo cattiva messa a fuoco, brutte luci e cosa non da poco, permette alla vostra modella di vedere immediatamente gli scatti e capire con voi cosa funziona e cosa no. Questo aspetto è piuttosto importante perchè vi aiuta a gestire la componente psicologica degli scatti. Stare davanti all’obbiettivo non è semplice, ogni fotografo dovrebbe provare a stare una volta dall’altra parte, e ogni cosa che potete fare per migliorare l’esperienza delle vostre modelle è tutto a vostro vantaggio.
Okkei incominciamo a scattare e vediamo di mettere a frutto tutto il lavoro fatto durante l’estate studiando i videocorsi sulla posa di Peter Hurley, Jerry Ghionis e soprattutto di Lindsay Adler vero guru per gli scatti fashion. La sessione prende subito quota, le luci funziona così come il trucco, Annalisa è presa bene e segue con precisione le mie indicazioni e i risultati arrivano.
Passiamo ad un primo piano e facciamo per un paio di scatti a botte con l’ombra dell’archetto sul viso. Risolviamo con il classico pannello Silver di Lastolite retto da Ursula.
Prima di passare alla versione rock della nostra modella, facciamo una decina di scatti più fashion, con un trucco intermedio e un vestito più … tranquillo (?). Viene il momento di mettere in campo EzyBox 24″ di Lastolite e il Grid a 45° per creare un pò di movimento sullo sfondo. Grazie al lavoro di Camilla non usiamo nemmeno la doppia diffusione. Annalisa trova nel mood degli scatti una posizione fantastica e così porto a casa uno dei miei scatti preferiti della serata:
Annalisa si traforma in una rockstar ! Top, Mini in Jeans e trucco cattivissimo. Le allungo la cinghia della chitarra per una posizione veramente rock e scattiamo ! E’ il momento più divertente della serata. Sempre l’Ezybox 24″ è la Key light, piuttosto distante per indurire un pò la luce e questa volta usiamo l’SB-600, sempre con il Grid a 45° come rim light con un gel verde sopra. Gli scatti più divertenti sono sicuramente quelli di Annalisa frizzata in salto, che non posso ancora mostrarvi; ecco dobbiamo fare un salto in avanti alla post-produzione di queste immagini. Ci accorgiamo subito che se funzionano la posa di Anna e le luci, non funziona l’ambiente. Ursula allora sposta il mouse sull’icona di Autodesk Maya … e Maya vuol dire v-ray. Ma di questo vi racconterà lei dettagliatamente in un prossimo articolo, io vi mostro il risultato finale:
Da tenere a mente
MODEL 4 A DAY
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