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31 agosto 2012

Perchè continuare a sbattersi ?

Scott Kelby questa mattina ha pubblicato sul suo blog un commento a un articolo di Bill Fortney, scrivendo che è forse il migliore articolo dell’anno che parla di fotografia. Questi sono i link ai due articoli originali:

http://scottkelby.com/2012/probably-the-best-post-ive-read-about-photography-this-year/

e

http://billfortney.com/?p=6176

Ho pensato di riassumere il pensiero di Bill Fortney in questo post, perchè anche chi non è proprio un drago con l’inglese possa leggersi le sue riflessioni che credo siano utili a quelli, come me, a cui capita di fermarsi un attimo e chiedersi: “Ma ne vale davvero la pena di fare tutta sta fatica?

La riflessione di Fortney parte da una conversazione con un altro fotografo che esprimeva così il suo disagio “Vedo così tanti bei lavori in giro, che mi chiedo perchè continuare a sbattersi, tanto non sarò mai così bravo”. Nell’articolo c’è una possibile risposta al “perchè continuare a sbattersi”.

Ognuno di noi ha una manciata di fotografi preferiti, quei fotografi che ogni giorno tentiamo di emulare, di cui adoriamo i lavori che ci ispirano scatto dopo scatto. Diventerò mai bravo come uno di quei fotografi, si chiede Bill ?

La domanda è irrilevante. La questione centrale è “Mi diverto a continuare a lavorare duro per essere migliore ?”. Se la vostra passione incomincia a farvi vivere male, smettete di portarla avanti e cambiate hobby !

Ora lasciate che condivida con voi cinque modi per essere un fotografo migliore e divertirvi nel farlo

1. Ricordate che il vostro è un viaggio, non una destinazione. Invece di preoccuparvi di quanto gli altri siano bravi, pensate a tutte le cose che potete imparare da loro, e quanto lavoro potete fare per migliorare le vostre immagini. Cercate di trarre più vantaggio possibile dalle persone e dalle situazioni. Godete della semplice sensazione di tenere in mano una fotocamera e di catturare tutta la bellezza che Dio ha creato.

2. Siate felici del successo degli altri. Sminuirlo non vi renderà migliori. Niente uccide di più la creatività e la vostra visione delle cose che essere accecati dall’invidia per cosa gli altri hanno conquistato. La vera gioia è apprezzare cosa hanno fatto loro e aspirare a fare così bene anche voi. Ringraziateli per l’ispirazione che vi possono dare. In tutta onestà, loro avranno ottenuto quel risultato lavorando sodo. Voi potete dire di stare facendo lo stesso ?

3. Trovate cosa vi appassiona e lavorateci su. Se vi piacciono i fiori, fotografate fiori, se vi piacciono gli aeroplani, fotografate aerei! Non otterrete mai successo nella fotografia se continuate a fotografare cose che semplicemente non vi interessano. Comprendere il vostro soggetto aprirà i vostri occhi a vedere più in profondità, e trovare le vie più creative per immortalarlo.

4. Non abbiate paura di sperimentare! Il più grande vantaggio del digitale è che potete scattare, guardare il risultato e avere ancora la possibilità di provarci di nuovo in un altro modo, avendo ancora il vostro soggetto davanti! E’ un lusso che non abbiamo mai avuto con la pellicola. Impariamo provando, osservando e provando ancora. Continuando a lavorarci sopra, non ci sono scorciatoie per l’esperienza!

5. Divertitevi! Ho un’età dove se una cosa non è divertente non mi interessa affatto! L’amore per la fotografia deve essere un momento di grande divertimento per voi. Le persone e le situazioni, le esperienze e il piacere di imparare devono rendervi felici, se non lo fanno, vuol dire che questo non è l’hobby per voi.

Ho festeggiato il 44esimo anno del mio lavoro da fotografo, e a questo punto della mia vita, ho solo un obiettivo fotografico: “Essere migliore domani di come lo sono oggi e amare ogni minuto di questo viaggio”. Se lo riesco a fare non mi interessa sapere di quanti fotografi fantastici ci sono oggi al mondo!

Cosa potrei aggiungere, se non sottoscrivere ogni parola ?

28 agosto 2012

Domande e Risposte

Ovvero la gente chiede a Google e noi rispondiamo … sessione 27/07 – 27/08:

Come fotografare una donna: con la giusta luce, la giusta posa e il giusto obbiettivo. Facciamo le cose semplici: scegliete la luce del tramonto, se sbagliate la foto nella golden hour cambiate hobby. Mettete su l’ottica di qualità più lunga che avete. Ricordatevi il mantra di Cliff Mautner “Mai fotografare una donna con un ottica più corta di 50mm. Sotto i 50mm la donna semplicemente non è bella”. Curate bene la posa, qui il discorso si fa lungo, magari si fa un post ad-hoc, comunque per esempio fatela mettere a 30° rispetto al piano focale, leggermente chinata in avanti, collo ben disteso, bacino spostato allontanandosi dalla camera. E scegliete una posizione rispetto alla luce che non crei ombre troppo forti.

Come rinominare file h264: Con F2 ?

d7000 perche non aggancia af d7000 scarsa luce in program non mette a fuoco: Si, allora … l’Autofocus fa fatica a mettere a fuoco in condizioni di scarsa luminosità, perchè non ha il contrasto necessario per misurare le distanze. David Hobby insegna un piccolo trucco: comprate una torcia a LED (non troppo potente) e la tenete con la mano con cui reggete l’obiettivo. La accendete puntandola sul soggetto, mettete a fuoco, la spegnete e scattate.

ha senso sistemare la pelle delle foto di matrimonio? Si … con moderazione. Ha senso nel momento in cui notate degli inestetismi che sicuramente né la gente né la sposa hanno notato. In un matrimonio può anche capitare di scattare a mezzogiorno a luglio con una luce impietosa. Cercate di togliere i difetti che sono causati dalla brutta luce o da … inconvenienti che ne so, di trucco o cose così. Sono le foto di un matrimonio per dio, se la sposa si vede brutta vi odierà. Cercate però di evitare tecniche che rendono la pelle innaturare. Io punterei tutto su Dodge & Burn e Split Frequency.

per avere un 50 mm su nikon d7000 che obiettivo scegliere? 50mm ? No vabbè ho capito … l’equivalente del 50mm Full Frame sul sensore DX è il 35mm (circa) …

joe mcnally libro per lampisti: The HotShoe Diaries o Sketching The Light :)

photoshop si o no? Si !

d7000 e 85 1,4: magari …

lo spazio colore influenza le foto scattare in raw: No, lo spazio colore non influenza il RAW, lo spazio colore viene assegnato all’immagine durante lo sviluppo del RAW.

posso venire a cena da voi vmeo: si se porti un dolce al cioccolato … o un sacco di birra, fai te …

giochi porno fra fidanzati torrent: … e lo so … l’estate è dura e la fantasia latita …

27 agosto 2012

Loud Spaces

Potete sfogliare in anteprima il nostro nuovo libro fotografico disponibile per il download o in formato cartaceo su Blurb

27 agosto 2012

Speedlight Stories

Joe McNally all'opera ...

Non fate gli artisti. Non fate quelli che “io scatto solo con la luce naturale, piuttosto compro un obbiettivo f1″. Prima o poi vi capiterà di dover usare un flash. Se poi volete mettervi a fare ritratto, allora probabilmente più di una volta potrebbe capitarvi di usare un flash.

La questione è la luce. La luce è tutto, la luce un momento è quella giusta, il momento dopo non lo è più. Passa una nuvola, oppure ci avete messo 5 minuti in più a cambiare l’obbiettivo, oppure la modella è scappata a fare pipì. E la magia se n’è andata.

Quante volte avreste voluto avere un sole tutto per voi, per avere la  … VOSTRA … luce.

La potete avere … il flash !

Io mi sono avvicinato al mondo dei flash per mano a due persone: David Hobby e Joe McNally (e sticazzi direte voi). La prima esperienza vera è stato una sessione di ritratto con uno speedlight e un ombrellino da 9 Euro su uno stativo da 20, consumando la sera prima dello shooting le FAQ Strobist 101 del blog di Hobby. La sessione andò abbastanza bene, davanti alla modella (che grazie a dio era una buona amica) dissimulai una sicurezza che non avevo, cercando di non perdere il filo, tra la luce ambientale, il flash, i diaframmi, gli ISO. Ogni tanto usciva un buono scatto, quello successivo non lo era più. E io guardavo il display della macchina mormorando a denti stretti “Ma perchè cazzo non vuoi funzionare …”

Da allora sono cambiate un po’ di cose e circa 12.000 scatti di cui probabilmente 7.000 fatti con uno o più flash. In mezzo c’è stato il clamoroso seminario di Scott Kelby a Londra, tante ore attaccati al PC a visionare minuziosamente filmati ed immagini, lo studio di qualche libro, e tante, tante fotografie.

A pensarci bene le cose che faccio ora sono le stesse che feci nel primo shooting ad ottobre dello scorso anno, solo che ora le faccio con meno ignoranza e avendo almeno ipoteticamente un minimo di strategia. E’ anche aumentato il “parco macchine”: di flash ormai ce n’è sono 4 nella mia scuderia, 2 speedlight e 2 Multiblitz da studio vintage. Poi sono cresciuti di numero anche i modificatori: beauty dish, SoftBox, Grid, bandiere … insomma ci si incomincia a divertire.

Non penso di aver capito tutto del mondo degli Strobist, anzi probabilmente non ho ancora capito nulla; tra le cose che ho capito è che la matematica conta fino ad un certo punto. Io non vi so parlare per esempio di Numero Guida, e non ho un esposimetro se non quello della macchina. Io fondamentalmente non mi curo poi così tanto del famigerato istogramma sul display della camera o di Photoshop. Perchè ho preferito imparare a guardare e giudicare con gli occhi prima che con i numeri. Ecco questo l’ho imparato: la fotografia è alchimia, la fotografia è magia, la fotografia è mai prendersi troppo sul serio, la fotografia è sbagliare, tanto, sbagliare e correggere i proprio errori.

Ho pensato allora che non sono in grado di spiegarvi come usare un flash, per quello vi rimando alle lezioni di David Hobby, di Joe McNally o Scott kelby, ma sono in grado di raccontarvi cosa sto imparando, il mio lungo dialogo con i flash e soprattutto i miei errori. Che non capiti che possa aiutare qualcuno di voi a non fare gli stessi.

23 agosto 2012

E se mettessi un gatto enorme sotto il portico?

No, non sono impazzita di colpo a causa del caldo. Ho solo deciso che era ora di affrontare quella materia oscura e indefinita che mette insieme fotografia e digital painting: la fotocomposizione. Le percentuali dei due ingredienti, foto e pittura digitale, sono a discrezione dell’artista, come in tutte le cose creative che stiamo guardando. Per muovere i primi passi, comunque, ci conviene partire dalle sole fotografie (consentendo di ottenere buoni risultati anche a chi non è ancora pratico con matite e pennelli – reali, non solo digitali).

“Quindi, da dove partiamo?”

Le modalità di partenza per creare una fotocomposizione, a mio parere, sono due (e non sono esclusive): partire con un’idea o partire dal materiale. Ovvero, avere in mente un’immagine che si vuole ricreare e cercare le foto necessarie a realizzarla, oppure guardare un po’ di materiale e aggiungere le varie parti del collage “a sentimento”, creando un’idea (e una storia) al volo.

Nulla vieta poi di cambiare la modalità di operare mentre si lavora. Partiamo da un’idea fantastica e poi vediamo la foto di un oggetto che non avevamo previsto di inserire, ma che sembra fatto apposta per quello? E lo inseriamo :)

Nell’immagine che ho scelto per questo post, per esempio, l’idea mi è venuta sfogliando una serie di scatti che avevo fatto negli ultimi mesi.

“Ok, supponiamo che io abbia un’idea ma non ho le foto? Come faccio?”

Beh, anche qui le scelte sono due. La più semplice e più controllabile (in termini di inquadrature, luci, colori, soggetto, qualità dell’immagine), è sicuramente quella di scattare le foto degli oggetti (paesaggi, oggetti, animali, esseri umani) che si vogliono inserire nella composizione. Ma questo non sempre è facilmente realizzabile, per diversi motivi:

  • “voglio una foto di una palma del Madagascar”, ma abitate a Savigliano e non avete previsto nessun viaggio in Madagascar per i prossimi 10 anni
  • “mi serve un foto con le montagne innevate” , ma siamo a luglio
  • “vorrei un soggetto femminile, nudo, con i capelli lunghi, sciolti sulla schiena”, e vicino a voi avete solo l’amico Ubaldo, noto in paese per la sua folta barba e la testa rasata.

Questi e altri mille ostacoli nella scelta del soggetto potrebbero scoraggiarvi o obbligarvi a modificare l’idea che avevate in mente.

Ma qui entra in gioco internet.

“Sì, ok, e cosa c’è di particolare? Apro Google, scrivo il nome dell’oggetto che cerco, clicco su Immagini e trovo tutto quello che voglio”

Ecco… NO! non si fa così, per diversi motivi:

  • per prima cosa, non tutte le fotografie (quasi nessuna, in realtà) sono liberamente utilizzabili e il proprietario legittimo della foto potrebbe lamentarsi con voi (o peggio)
  • spesso le foto pubblicate su internet e quindi trovate dal motore di ricerca sono in bassa risoluzione, e questo è uno svantaggio per la riuscita del vostro lavoro

Esiste però una parolina magica che vi aprirà un mondo di materiale fotografico (gratuito o a pagamento) immenso, che potrete usare per le vostre composizioni senza dover fare i salti mortali e senza dover sacrificare le vostre idee (magari dovrete riadattarle un po’, però non servirà stravolgerle): stock photography.

In cosa consistono le fotografie stock? In fotografie che vengono messe a disposizione dagli autori per venir utilizzate da altre persone. Come ad esempio noi, che vogliamo fare fotocomposizione senza muoverci dal computer.

“Ma sono gratuite?”

Dipende. Esistono foto stock gratuite, foto che fino a una certa risoluzione vengono date gratuitamente e poi sono a pagamento, foto gratuite solo se utilizzate in lavori ad uso personale (ma a pagamento se voglio usarle come foto per una pubblicità), foto a pagamento sempre e comunque, e così via.

Ogni sito, e ogni fornitore di foto stock scrive le regole che bisogna seguire per utilizzarle. Pertanto ricordatevi: nei siti appositi, leggete sempre il regolamento, controllate se ci sono note speciali degli autori e seguite tutte le istruzioni per evitare guai (o anche solo scocciature).

“Quindi, dove le trovo, queste foto?”

Di siti ce ne sono a centinaia (se non a migliaia… se non di più). Scrivete “stock photography” nel vostro motore di ricerca preferito, e avrete l’imbarazzo della scelta.

In ogni caso, per darvi una mano, vi suggerisco:

  • Deviantart: community dedicata all’arte (digitale, fotografica, tradizionale, etc.). Abbastanza caotico, ma piuttosto fornito. Non è finalizzato solo alle foto stock, ma ce ne sono molte. Come trovarle? Scrivere il nome del soggetto che cercate, seguita dalla parola “stock”. Ah, come sempre, conviene fare la ricerca con parole in inglese (es. trees stock, se devo cercare degli alberi). Le foto son quasi sempre gratuite, in genere gli autori richiedono che venga segnalato il loro nome se utilizzate per creazioni personali. Unica nota negativa: a volte le foto distribuite come stock foto non sono di altissima qualità, quindi, a parte alcuni casi, le trovo ottime per esercitarsi, ma se dovessi fare dei lavori più professionali cercherei altrove.
  • stock.xchng: sito di sole foto stock. Bisogna iscriversi (gratuitamente) per scaricarle. Si trova un po’ di tutto, e generalmente le foto sono gratuite. Anche qui, attenzione alla risoluzione delle foto. Evitate, se possibile, quelle in bassa risoluzione.
  • istockphoto: sicuramente fornitissimo, ma le foto sono a pagamento. Costano da pochi centesimi a qualche euro. La qualità però in genere è assicurata.

“Ok, ho tutti i pezzi del collage. E adesso?”

Benissimo. Abbiamo tutto. Lo sfondo (o gli sfondi), i soggetti. Non resta altro che fare quello che faremmo se dovessimo fare un collage con carta, colla e forbici. Per prima cosa sistemiamo lo sfondo (background) e poi ritagliamo i pezzi.

Nella prima immagine qui sopra a sinistra potete vedere l’immagine delle case, dalla quale è già stato tolto il cielo. Come ho fatto? Ho selezionato tutto il cielo e l’ho cancellato. Come l’ho selezionato? Beh, ci sono diversi modi per selezionare qualcosa in Photoshop (e quindi poi aver la possibilità di cancellarla): dimenticate gli strumenti di selezione standard (selezione libera, poligonale, bacchetta magica), ce ne sono altri decisamente più potenti.

Il mio preferito in questo momento è il Quick Selection Tool, perfetto per selezionare rapidamente (molto rapidamente) intere parti ben delineate di un’immagine. Per il cielo è stato molto semplice, perchè nella foto originale era praticamente bianco, quindi con un unico click dello strumento sul cielo, mi son trovata tutto selezionato.

Per selezionare il gatto (anzi, la gatta!) ho utilizzato sempre il QST, ma con un ritocco finale: dopo aver selezionato tutto il corpo  in modo grezzo, ho cliccato su Refine Edges (nella barra in alto) per perfezionare la selezione sui bordi, che sono pelosi (lo strumento QST seguito da Refine Edges è perfetto per selezionare anche i capelli o le fronde degli alberi).  Alcuni di voi, facendo delle prove, potrebbero chiedere quali sono i valori migliori da impostare per il Refine Edges. A questo proposito c’è un fantastico libro di Matt Kloskowski (Photoshop Compositing Secrets) che vi consiglio vivamente di leggere; fondamentalmente l’autore usa spesso questi parametri: radius a 3.0 e feather a 0.3.

Una volta completato il Refine Edges, impostate Output in Layer Mask. In questo modo porterete sempre con voi l’intera immagine e attraverso l’uso della maschera potrete facilmente togliere o far ricomparire parti dell’immagine ritagliata.

Nel nostro esempio, è utilissimo questo sistema per gestire l’immagine della gatta, in quanto la portiamo “intera” fra le case e poi cancelliamo (nella maschera, quindi non definitivamente) la parte di corpo che vogliamo nascosta dai portici (e la parte di testa coperta dal cespuglio).


Una volta inserite tutte le parti del collage, osserviamo il risultato: a livello di prospettiva la foto funziona, il gatto è posizionato correttamente e le montagne pure. Quello che non funziona, del gatto, sono le ombre. O meglio. La loro assenza. Se osserviamo le ombre sulle pareti delle case, possiamo intuire che il sole si trovava in alto a sinistra. Quindi, se il gatto fosse stato lì, avrebbe avuto un’ombra alla sua destra.

Per creare le ombre abbiamo diverse opzioni: disegnarla a mano con un pennello, provare con il filtro Drop Shadow sul livello del gatto, etc. Io ho scelto la soluzione che mi sembrava più semplice ma anche meno problematica (il gatto deve fare ombra sia a terra che sulla parete a destra. Avendo una maschera sul livello del gatto, è abbastanza semplice recuperare il contorno della selezione dell’animale: CTRL+CLICK sulla maschera, e voilà, è tutto selezionato. A questo punto aggiungo un altro livello (sottostante: l’ombra sta sotto il gatto, non sopra), riempio la selezione di nero e poi applico al livello un filtro che mi permette di sfumare la macchia nera (io ho scelto Gaussian Blur, che in genere si presta molto bene per questo tipo di effetti). E voilà, ora il gatto sembra disteso effettivamente su quel pavimento.

Ora che abbiamo anche le ombre dobbiamo cercare di uniformare un po’ i colori, e questo in genere viene fatto applicando degli Adjustment Layers (e in alcuni casi, per ottenere altri effetti particolari, anche delle texture … ma questo lo vedremo in un altro approfondimento). Nel mio caso, ho utilizzato 3 livelli di regolazione: Color Balance, Vibrance, Brightness/Contrast. Anche qui le impostazioni non sono “assolute”: mescolate i colori, provate e fermatevi quando l’effetto risultante vi piace :)
Alla fine l’intera immagine appare più uniforme e le immagini risultano più amalgamate.

Qui sotto potete vedere uno screenshot dell’immagine con tutti i livelli che ho usato:

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