[photographers] Henri Cartier-Bresson
Le tue prime 10.000 fotografie sono le peggiori – Henri Cartier-Bresson
BIOGRAFIA:
Nasce nel 1908 a Chanteloup, Seine-et-Marne, e sin da subito sviluppa un profondo interesse per la pittura, soprattutto quella surrealista. Dopo un anno passato in Costa d’Avorio nel 1932 entra in possesso della sua prima Leica, fotocamera che userà sempre da lì a venire, e incomincia la sua lunga carriera fotografica. Negli anni che precedono la Seconda Guerra Mondiale tiene la sua prima mostra a New York e gira alcuni film con Jean Renoir.
Viene fatto prigioniero dai nazisti nel 1940 e riesce a fuggire dal campo di prigionia dov’era detenuto nel 1943, al terzo tentativo. Nel 1945 fotografa la liberazione di Parigi e gira il documentario “Le Retour”.
Nel 1947 insieme a Robert Capa, George Rodger, David ‘Chim’ Seymour e William Vandivert fonda l’agenzia Magnum Photo. Viaggia per 3 anni in Asia per ritornare nel 1952 in Europa e pubblicare il suo primo libro: “Images à la Sauvette”.
Si occupa di fotografia fino al 1968 quando decide di dedicarsi al disegno e alla pittura. Nel 2003 insieme alla moglie e alla figlia crea la “Fondazione Henri Cartier-Bresson” per preservare il suo lavoro. Dopo essere stato insignito di numerosi riconoscimenti, premi e onori si spegne il 3 agosto 2004, poche settimane prima di compiere 96 anni.
LA MOSTRA DI “PALAZZO REALE” A TORINO.
Se ti piace la fotografia devi vedere una mostra di Henri Cartier-Bresson. E’ un must, come se ti piace la musica, fosse pur anche il death-metal devi sentire una volta dal vivo la Quinta di Beethoven. Devo essere sincero, il fotogiornalismo non è il mio genere preferito, io sono più da ritratto, da Mapplethorpe o Newton, ma Cartier-Bresson è Cartier-Bresson echeccazz …
Nelle centotrenta foto esposte quello che ti spiazza e ti lascia disarmato nel guardarle è la precisione maniacale della composizione, che nelle foto di un personaggio che chiosava il suo fare fotografia dicendo: “Per me la macchina fotografica è come un quaderno di schizzi, uno strumento di intuizione e spontaneità” dimostra che ancora una volta, l’occhio fotografico, la visione artistica del fotografo è una cosa innata, che si può educare ma non si può creare. In ogni foto si nota l’uso sapiente delle linee, delle ripetizioni e del framing utilizzando cose e persone.
Il filo conduttore delle immagini aiuta a capire lo stile che ha accompagnato Henri Cartier-Bresson per tutta la durata della sua attività di fotografo. Per esempio nei paesaggi, raramente senza la presenza di una figura umana, nei ritratti, quasi sempre scattati da angolature poco convenzionali, dall’uso della camera oscura che porta alcune stampe ad assomigliare agli odierni HDR.
Più che altro quello che impressiona, parlando pur sempre di fotogiornalismo, è la capacità, per dirla alla Cliff Mautner, di “preparare la scena” e lasciare che i momenti avvengano davanti all’obiettivo, creando delle immagini che in tutta la loro perfezione tecnica non perdono mai la spontaneità del momento.
In mostra a Torino – Palazzo Reale, fino al 24 giugno … se lo perdete che vi si formatti la card appena finito lo shooting di un matrimonio !
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