Sporcandosi le mani di Color [Management]
Nella scorsa puntata abbiamo parlato in maniera omeopatica di Gestione Colore o Color Management. Oggi vediamo praticamente cosa vuol dire, insomma ci sporchiamo le mani
1. Impostare lo Spazio Colore predefinito in Photoshop
Il Color Space di default si può impostare dal menu Edit -> Color Settings … che apre questa finestra:
L’impostazione che ci interessa è RGB nel quadro Workspace. Dalla combo RGB avete la possibiltà di scegliere tra il Color Space che è più adatto al vostro workflow, seguendo le considerazioni che abbiamo fatto nel precedente post. L’impostazione CMYK che riguarda prettamente la stampa a questo livello non ci interessa, per il semplice fatto che nel caso necessitassimo di Color Space particolari ci debbono essere forniti direttamente dalla tipografia.
Nel quadro Color Management Policies invece andiamo a specificare come si deve comportare Photoshop quando va ad aprire un file che ha incorporato uno spazio colore diverso da quello di default. Ancora nella combo RGB imponiamo a Photoshop di convertire automaticamente il Color Space al nostro di default se fosse diverso; Con le spunte Profile Mismatches, Ask When Pasting, Ask When Opening consigliamo al software di chiederci conferma di cosa fare prima di convertire aprendo questa finestra:
Il passaggio è molto utile soprattutto se vi capitasse di gestire immagini provenienti da altri fotografi/designer che per motivi loro hanno usato Color Space particolari (tipo scansioni da pellicola) e ci fosse bisogno di dare un’occhiata ai colori originali dell’immagine.
Nel caso scegliate Convert document’s colors to the working space Photoshop convertirà lo spazio colore in quello predefinito. La cosa da non fare mai è scegliere Discard the embedded profile, che farebbe perdere tutte le informazioni di gestione del colore.
Potete salvare tutte queste impostazioni in un preset attraverso il pulsante Save…
2. Impostare il Color Space durante la conversione del RAW File
Se scattare in RAW tenete presente che per definizione il RAW, essendo RAW, non ha spazio colore. Di conseguenza potete imporre quello che preferite durante lo sviluppo in Camera RAW (o Lightroom).
Aperto il RAW il click segreto è sull’indicazione che vedete evidenziata in figura:
Che apre questa finestra:
Dall’alto verso il basso potete impostare lo Spazio Colore, la profondità dello stesso (8/16/32 bit) ricordandovi di fare i conti della serva tra qualità dell’immagine e potenza di calcolo del PC. Crop Size dà la possibilità di decidere già in Camera RAW la dimensione del file da utilizzare, funzione che ovviamente svolge con miglior qualità Photoshop.
Ininfluente invece l’impostazione Resolution che influenza la qualità della stampa ma non quella dell’immagine se questa è destinata a venire riprodotta su web o su monitor.
3. Convertire un immagine da un Color Space ad un altro
Attraverso il menu Image -> Convert to Profile … che apre questa finestra:
Questa operazione in realtà fa direttamente parte del vostro Workflow. Mi spiego: immaginiamo che voi abbiate scelto di lavorare in Adobe RGB e stiate per salvare il vostro jpg per caricarlo sul vostro sito web. Il primo passaggio è ridimensionare la foto alla risoluzione finale, il secondo è, visto che abbiamo detto che sRGB è il Color Space da utilizzare quando l’output finale è per il web/monitor, convertire lo spazio colore con la finestra in figura.
Le Conversion Options sono roba da nerd, quindi accontentatevi di sapere che così vanno bene
Buon Color Management !
Color Management in dose omeopatica
Potremmo sintetizzare il problema del “Color Management” in una frase: se non sapete nulla di “Color Management” impostaste lo spazio colore su sRGB e cadrete in piedi.
Detto questo il resto del post è inutile
Vabbè dai … vediamo di dire qualcosa in più.
Prima di tutto potremmo cercare di capire perchè sapere qualcosa di Color Management, anche in dose omeopatica, è importante. Lo è per massimizzare la qualità del vostro output sia che questo sia destinato alla condivisione su web (su siti come 500px o Flickr) sia che invece si parli di stampa, insomma per evitare che il risultato venga compromesso.
La scelta non è solo impostare uno o l’altro Spazio Colore nel menù Color Settings di Photoshop ma è invece una scelta di Workflow:
- Scattate RAW o JPG ?
- La foto verrà pubblicata su internet o stampata ? Magari tutte e due ?
- Quanto è potente il PC che state utilizzando ?
E da qui mettiamo un attimo a fuoco il concetto di Workflow; è impossibile rispondere alla domanda “Ma qual’è il tuo workflow ?” se non dicendo “Dipende …“. Dipende dal lavoro che sto facendo, da dove voglio pubblicare l’immagine, dall’idea che c’è dietro.
Il workflow delle foto della festa degli amici da pubblicare su facebook sarà necessariamente più snello di quello del ritratto della modella da mettere in portfolio, che sarà diverso dal ritratto dell’amica, che sarà diverso dal ritratto dove voglio dimostrare la mia tecnica di retouching.
E del workflow fa parte tutto, dalla scelta della lente, alle luci, alla tipologia di fotoritocco, alla scelta del Color Space.
Vediamo allora di identificare gli Spazi Colore adatti ai nostri workflow:
1. sRGB
sRGB è lo spazio colore più piccolo tra quelli proposti da Photoshop: più piccolo significa con il minor numero di colori, è un profilo adatto alla visualizzazione su monitor o proiettori digitali; insomma se il vostro output è internet è il vostro Color Space.
2. AdobeRGB
Più ampio di sRGB, è lo spazio colore adatto se decidete che il vostro output finale sarà la stampa.
3. ProPhotoRGB
Ancora più ampio di AdobeRGB, così ampio da contenere tonalità di colori che nessun monitor o stampante è ancora in grado di riprodurre. Uno spazio colore per la crescita insomma .
4. AppleRGB e ColorMatch RGB: praticamente inutilizzati, non pervenuti.
Quindi quale scegliere ? Beh, se non sapete ancora quale sia la vostra destinazione finale (fotografica intendo …) AdobeRGB. Se poi l’output sarà il web allora lo convertirete in sRGB, se sarà la stampa allora siete a cavallo.
E se invece voglio andare in stampa ma il mio Color Space è sRGB ? Non sarà un disastro, rischiate solo di perdere magari qualche sfumatura di colore sulla carta …
Ok, d’accordo ma allora cosa deve guidare la mia scelta ?
Il compromesso miei piccoli padawan ! In un mondo perfetto dove avete un PC potenterrimo vi direi di lavorare sempre in AdobeRGB a 16bit. Ah si ecco anche i bit contano, ovviamente 16bit è meglio di 8bit, ma niente di queste cose è esente da costi. Color Space più ampio vuol dire file più grandi. File più grandi vuol dire avere necessità di dischi più veloci e più RAM. Ma anche 16bit vuol dire file più grandi, ma non solo, perchè 8bit sono più facili da “calcolare” che 16bit e quindi se voi lavorerete AdobeRBG / 16 bit avrete bisogno di dischi più veloci, più RAM e più processore.
Le guerre non si vincono con le idee giuste, ma con la capacità di cambiare strategia, e questa è la miglior cosa che potrete (e dovete) imparare.
Posso scegliere quindi un workflow e uno spazio colore preferenziale tipo: AdobeRGB / 8 bit, un buon compromesso tra il mantenere le informazione e la precisione del colore, e un impatto sul PC gestibile (per l’hardware che ho a disposizione), ma se so a priori che le mie immagini hanno Destinazione-Facebook (morte di ogni fotografia) cambierò il mio modo di pensare in sRGB, sapendo che avrò una qualità significativa, guadagnandone in prestazioni e maneggevolezza.
E nella prossima puntata, miei piccoli padawan, ci sporcheremo le mani con gli strumenti di Color Management!
Da tenere a mente
MODEL 4 A DAY
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