Un mondo colorato! [teoria dei colori, parte 2]
Abbiamo visto cosa sono i colori e come mescolarli. Ora vediamo un po’ quali sono le caratteristiche principali del colore, esprimibili attraverso 3 parametri fondamentali:
HUE – VALUE – SATURATION (ovvero, tonalità, luminanza e saturazione)
HUE (tonalità, tinta o cromaticità) – è il parametro che identifica l’effettivo colore di un oggetto.

VALUE (luminanza, chiarezza o brillanza) – indica l’intensità luminosa, quantificando quanto bianco o nero siano percepiti nel colore. Ogni tonalità può avere un illimitato numero di valori, che vanno dal molto luminoso al quasi nero.

SATURATION (purezza, saturazione o pienezza) – esprime l’intensità di un colore. Si riferisce alla purezza del colore, modificata dalla quantità di nero, bianco o grigio che vi sono mescolati dentro. Possiamo pensare alla saturazione come inversamente proporzionale alla distanza dal colore puro. Una bassa saturazione indica una grande distanza dal colore puro.

SCHEMI COLORE o ARMONIE DI COLORE
Le combinazioni armoniche di colore sono dette “schemi colore”. Vediamone le principali:
- CALDO E FREDDO
Possiamo dividere genericamente i colori in caldi e freddi. Sebbene ci sia una correlazione con la temperatura del colore (misurazione della luce), non ci sono separazioni scientifiche fra colori caldi e freddi, ma il tutto viene rimandato alla percezione soggettiva dell’osservatore. In genere i colori caldi spaziano dal giallo al rosso, passando per il marrone, mentre i colori freddi vengono identificati fra il blu, il verde e il viola, comprendendo i grigi. Ma questo tipo di divisione non è sempre valido, in quanto il caldo o il freddo di un colore possono venir determinati anche dal contesto cromatico in cui si trovano, e un colore caldo può venir percepito come freddo, o viceversa.
- COLORI COMPLEMENTARI
I colori complementari sono coppie di colori formate da un primario e da un secondario (originato dalla combinazione degli altri due primari). Mescolando due colori complementari si ottiene il grigio.
Il giallo è complementare del viola (rosso + blu), il rosso è complementare del verde (giallo + blu) il blu è complementare dell’arancio (rosso + giallo). Nella ruota dei colori, i complementari sono sempre opposti uno all’altro, come si può vedere in figura:

I complementari, se messi vicini, appaiono più brillanti ed intensi (per via del forte contrasto che si genera fra di loro).
- COLORI COMPLEMENTARI SPEZZATI
Sono quelli che comprendono un colore primario e i due colori adiacenti il complementare. Usare i colori complementari spezzati dà al disegno un alto grado di contrasto, non estremo come quello che si ottiene con i complementari puri.

- ANALOGHI
I colori analoghi sono quelli adiacenti nella ruota dei colori. L’importante se si utilizza questo tipo di schema, è scegliere uno dei colori come dominante e un secondo che lo supporta.

- TRIADI
sono 3 colori equidistanti tra di loro. A esempio, i colori primari e i colori secondari sono delle triadi

- COMPLEMENTARI DOPPI
sono 4 colori in relazione rettangolare sulla ruota dei colori, come due coppie di colori complementari. E’ lo schema più ricco fra quelli visti, poichè utilizza 4 colori (e 2 coppie di complementari). Funziona molto bene se si sceglie uno dei quattro come dominante.

- MONOCROMATICO
Ultimo, ma non per questo meno usato, è uno schema colore MONOCROMATICO, che utilizza un unica tonalità modificata per quanto riguarda luminosità e ombreggiatura.
Un ottimo sito che vi consiglio di visitare e consultare spesso se avete dei dubbi sui colori, è Adobe Kuler, dove potete scegliere armoniose combinazioni di colori già confezionate, o vedere gli schemi colore appena descritti messi in pratica.
FONTI
http://illustration.worth1000.com/tutorials/161595/color-theory
http://www.oikos-paint.com/contenuti/colore/colore-e-scienza/teoria-del-colore
http://www.moretoart.com/2011/the-colour-theory-tutorial/
La doppia conversione del RAW
Vi piace ? Bel contrasto vero ? Anche i colori non sono male vero ? Beh a me piace è ovvio, l’ho fatta io ! Sarebbe strano vi mostrassi una foto che non mi piace
Ad ogni modo, la foto è stata scattata con la Nikon D600 e il Tamron SP-AF70-200 in un freddo e piovigginante sabato, a San Luca, sui colli di Bologna. No flash, no assistente, no pannelli … niente di niente, solo io, la D600, Eleonora, la luce diffusa del brutto tempo e il pavimento latricato di pietra a fare da gigantesco pannello riflettente. Chi ha dubbi sulla D600 spero convenga con me sulla gamma dinamica della macchina, ma andiamo avanti e arriviamo all’argomento di oggi. Guido, da dove hai tirato fuori questo contrasto ?
Con il simpatico trucco che adesso andrò a raccontarvi miei piccoli Padwan: una doppia conversione del RAW.
Non mi ricordo bene da chi ho visto per la prima volta questa cosa: Scott Kelby, Calvin Hollywood o Joel Grimes, ma sicuramente in ordine di tempo da Joel Grimes.
RICETTA PER LA DOPPIA CONVERSIONE DEL RAW.
1. Aver scattato in RAW (grazie Mr. Lapalisse)
2. Aprite il vostro RAW in Camera RAW. Se state passando da Lightroom aprite il file con l’opzione “Edit in Photoshop as Smart Object“. Se scegliete questa seconda strada per aprire Camera RAW basta fare doppio Click sul layers che viene creato.
3. Ora gestite lo sviluppo del file in un modo un po’ diverso dal solito, cercate infatti di renderla meno contrastata. Per farvi un esempio questo è come ho regolato la foto di cui sopra:
4. Ora … se avete aperto lo Smart Object da Photoshop cliccate su Ok e tanti saluti. Se invece avete aperto il RAW caricandolo direttamente in Camera RAW, fate attenzione: se non avete ancora impostato l’opzione “Open in Photoshop as Smart Object” vergognatevi e fatelo immediatamente. Se proprio non volete farlo tenete premuto SHIFT e vedrete che il tasto “Open Image” si trasforma in “Open Object” su cui dovete cliccare. In questo modo vi trovate con un Layer con il vostro RAW sviluppato come Smart Object.
5. Ora dobbiamo duplicare il nostro smart object preservandone l’integrità. Quindi NON possiamo fare un semplice “Duplicate Layer” (o CTLR+J), ma facciamo Click con tasto dx sul layer scegliendo “New Smart Object Via Copy… “. In questo modo i due layers vivono di vite separate.
6. Facendo doppio Click sul layer copia riapriamo Camera RAW e andiamo dritto per dritto alla scheda “HSL/Grayscale” senza toccare nient’altro.
7. Attivate l’opzione “Convert to Grayscale“. Ora scurite i toni dell’incarnato (senza esagerare) corregendo in negativo i canali Red, Orange e Yellow. In figura l’esempio:
8. Quando siete soddisfatti (beati voi) cliccate Ok e tornate su Photoshop.
9. Ossignore ma ora lo foto è in bianco e nero ?? NO PANIC cambiate il Blending Mode del layer monocromatico a “Soft Light” e voilà !
10. Se il contrasto vi pare troppo nessun problema regolate l’opacity del layer “GrayScale” a piacere, nel mio caso è 75%
FATTO ??
Ora potete proseguire il vostro editing con il workflow che preferite
[EARLY REVIEW] Tamron SP AF70-200mm f2.8 Di LD(IF) MACRO … per gli amici Mimmo …
In questi mesi ho vissuto di rendita; un mio collega è possessore non ben specificato (nel senso che non ho mai avuto l’onore di vedere una sua fotografia) di un Nikkor AF-D 80-200mm f2.8 ED serie Bi-Ghiera, lente fantasmagorica. Le ho provate tutte per farmelo vendere, compresa la valigetta di Pulp Fiction quella che non sai quello che c’è dentro, ma quando la apri … oooooh … ma niente da fare.
A questo punto mi serviva un piano B. Ma andiamo con ordine: Guido che te ne fai di un ottica Zoom così lunga e così veloce ? Ritratto signori, soprattutto ritratto in situazioni dove poter cambiare al volo di focale è determinante, tipo: matrimoni, shooting in stanze piccole, shooting in condizioni sfavorevoli. Ripentendo il mantra “mai fotografare una donna con meno di 50mm” [smettete di ridere non sto ammiccando], la prima ottica zoom disponibile è il 70-200mm (o il vecchio 80-200). Se avete un minimo di idea di prezzi sapete che costano un botto, che scegliate Nikkor o Sigma passiamo il 1.500 Euro. Oppure pensare ad un’ottica usata tipo il Nikkor 80-200 (bighiera) intorno ai 850- 1000.
E il Tamron SP AF70-200mm f2.8 a 650 (con garanzia Italiana) ?
I miei piccoli Padwan si chiederanno: dov’è il trucco ?
E’ la stessa cosa che mi sono chiesto io, quindi mi sono rivolto alla Bibbia per Fotografi Digitali che è dPreview che segnalava la lente come “Recommended”. Bene procediamo allora con l’acquisto.
ACQUISTO, GALAXIA E I TEMPI DI CONSEGNA
Abbiamo acquistato il Tamron da Galaxia, che proponeva il prezzo minore comprensivo della garanzia Italia PolyPhoto. Ora non possiamo dirci scontenti di Galaxia, i tempi di consegna sono stati rispettati, il pacco è arrivato integro, l’obbiettivo ok, solo trovo difficile da accettare che nel 2012 un prodotto dichiarato disponibile sul sito venga spedito dopo 10 gg, come trovo poco serio che pagando con PayPal (che garantisce sia il venditore che il compratore) il processo non parta subito, ma Galaxia attenda 3 giorni per dichiarare l’ordine pagato. Trovo sarebbe più serio che Galaxia dichiarasse che il bene è disponibile da fornitore esterno e che loro hanno bisogno di circa 5 gg lavorativi per riceverlo e spedirlo … tutto qui.
PACKAGING E PRIME IMPRESSIONI
La scatola è grande, maledettamente grande ! All’interno insieme alle garanzie e manuale c’è anche la lente, dentro una custodia morbida. Niente a che vedere con la custodia rigida del Nikkor 80-200 bighiera, ma sicuramente più utilizzabile e più adatta all’impacchettamento in zaino o borsa. Spacchettato il Tamron 70-200 a prima vista è più “plasticoso” dei suoi fratelli di marca, ma pesa il giusto (me l’ero immaginato più leggero): pochi fronzoli, nessuno switch (il passaggio da Autofocus a Manuale è attraverso un meccanismo a scatto della ghiera del fuoco di cui parleremo), l’anello con la staffa per cavalletto o monipiede è bella robusta. Insomma alla fine è piacevole è sembra un obbiettivo ben fatto. Ah il paraluce … il paraluce in dotazione è enorme, tanto che una volta agganciato si fa un pò fatica ad andare a togliere il tappo dell’obbiettivo.
Montato sulla D7000 dà una sensazione completamente diversa dall’80-200 sembra più pesante e più sbilanciato in avanti, ma credo basti abituarsi un attimo.
IMPRESSIONI D’USO
Dobbiamo aspettare qualche giorno per provarlo, tra il Natale, tra il brutto tempo. Quando finalmente usciamo possiamo ricavarne qualche impressione concreta.
Sulla Nikon D7000 è un’ottica parecchio lunga e sommato al peso e alla mia scarsa abitudine fa in modo che a 200mm il tempo di sicurezza non possa scendere sotto 1/320 (200mm x 1.5 = 300)
- Nitidezza e Contrasto
Ottima direi, ovviamente a Full Zoom e/o tutta apertura diventa un po’ più morbido, ma per esempio a 135mm e f5.6 incomincia a diventare una bella lama. Io sono un amante dello sfocato e dei diaframmi apertissimi e devo essere sincero è la cosa che lì per lì mi ha lasciato un attimo perplesso. A tutta apertura ha uno sfocato completamente diverso dall’80-200 più morbido per così dire, che a prima vista si avvicina di più all’Iris Blur di Photoshop che a quello del Nikkor o che ne so dell’85 f1.8. Non ho detto che non mi piace, ho detto che è diverso e ci devo fare l’occhio. In ogni caso stiamo parlando di un utilizzo con APS-C, sarebbe bello vederlo anche su Full Frame.
Visto che la dicitura recita MACRO, abbiamo provato al volo anche quello (soprattutto Ursula). Mette a fuoco a 90cm a 200mm di focale, ottimo anche questo !
- Autofocus
L’autofocus è segnalato da tutti come il punto debole di quest’ottica. Allora non è un fulmine di guerra e non sempre è precisissimo, ma probabilmente ci mette del suo anche la D7000 che notariamente non è il top come sistema AF. Per le cose che devo fare io (ritratto) non mi porta problemi, credo che per la fotografia sportiva dove conta la velocità, soprattutto con l’AF continuo, questo Tamron non faccia per voi. Ah … va parecchio in crisi in condizioni di scarsa luminosità, sappiatelo. Veniamo invece al meccanismo di fuoco manuale: sulla carta è comodissimo, tiri la ghiera del fuoco verso di te e passi a fuoco manuale; peccato che non sempre, anzi spesso non aggancia la ghiera del meccanismo, rimanendo diciamo a metà. E’ come avere un cambio sulla macchina senza sincronizzatore, dovete ruotare la ghiera, sentire quando aggancia e poi fargli fare lo scatto … insomma poteva funzionare meglio.
CONCLUSIONI
Consigliato, anzi consigliatissimo. Se avete bisogno di uno zoom 70-200 veloce e Nikkor e Sigma sono fuori budget, non pensateci su, il Tamron fa per voi. Alla fine è ben costruito, e la cosa che conta di più, cioè la qualità dell’immagine è ottima, insomma il rapporto Q/P è notevole. Alla prova dei fatti non mi ha fatto, per ora, rimpiangere il più blasonato 80-200 Nikkor bi-ghiera.
Se lo prendete sappiate che: a Full Zoom e/o tutta apertura è un po’ morbido, l’autofocus è lento. Se per questo per voi non è un problema, buon divertimento
Immagini contrastatissime con Photoshop
Magari vi siete chiesti spesso come fa certa gente ad ottenere delle fotografie con così tanto contrasto e nitidezza, mentre le vostre sono piatte e scialbe come un brodino fatto col dado, o come il caffè d’orzo delle macchinette (che maledetti voi chiamatelo “bevanda al gusto d’orzo” quello è caffè come io sono donna e comunque c’è anche la bevanda al gusto latte … ma che diavolo significa ?? ….) MA NON DIVAGHIAMO !
Prendiamo questa immagini scattata da Ursula di una cavalletta che sostava sul nostro balcone, di cui ho già provveduto a sviluppare il RAW:
Come vedete l’immagine scattata a ISO800, f5.6, 1/100 con il Nikkor AF 60mm f2.8 Micro è bella ma un po’ morbidina e non sarebbe male dargli un contrasto più deciso, magari per mettere in risalto i particolari di Hopper, la nostra amica cavalletta.
Per prima cosa duplichiamo con CTRL+J il layer e, nel caso avessi usato per lo sviluppo del RAW uno smart object, rasterizziamo il livello.
Cambiamo il blending mode del layer duplicato in Vivid Light. Si lo so non è un granchè ma abbiate fede. Ora con CTRL+I invertite il layer … peggio eh … ma tenete duro.
Ora andate sul menu Filter -> Blur e pescate Surface Blur; impostate il Radius a 40 e Threshold a 40.
Cliccate Ok e mettevi comodi; se il vostro PC non è particolarmente performante e state usando un’ immagine a 16bit potrebbe volerci parecchio tempo prima che il filtro faccia il suo dovere: prendetevi un caffè, guardate magari un po’ di TV o meglio ancora intrattenetevi con la vostra fidanzata/o.
A filtro applicato dovreste trovarvi a video una cosa del genere:
Ora ci serve cambiare nuovamente il Blending Mode, ma se lo facciamo su questo layer mandiamo tutto a ramengo.
Questo aiuta a conferire all’immagine il look che si ottiene con lo slider Clarity di Camera RAW 7 (LightRoom 4.1)
E se mettessi un gatto enorme sotto il portico?
No, non sono impazzita di colpo a causa del caldo. Ho solo deciso che era ora di affrontare quella materia oscura e indefinita che mette insieme fotografia e digital painting: la fotocomposizione. Le percentuali dei due ingredienti, foto e pittura digitale, sono a discrezione dell’artista, come in tutte le cose creative che stiamo guardando. Per muovere i primi passi, comunque, ci conviene partire dalle sole fotografie (consentendo di ottenere buoni risultati anche a chi non è ancora pratico con matite e pennelli – reali, non solo digitali).
“Quindi, da dove partiamo?”
Le modalità di partenza per creare una fotocomposizione, a mio parere, sono due (e non sono esclusive): partire con un’idea o partire dal materiale. Ovvero, avere in mente un’immagine che si vuole ricreare e cercare le foto necessarie a realizzarla, oppure guardare un po’ di materiale e aggiungere le varie parti del collage “a sentimento”, creando un’idea (e una storia) al volo.
Nulla vieta poi di cambiare la modalità di operare mentre si lavora. Partiamo da un’idea fantastica e poi vediamo la foto di un oggetto che non avevamo previsto di inserire, ma che sembra fatto apposta per quello? E lo inseriamo
Nell’immagine che ho scelto per questo post, per esempio, l’idea mi è venuta sfogliando una serie di scatti che avevo fatto negli ultimi mesi.
“Ok, supponiamo che io abbia un’idea ma non ho le foto? Come faccio?”
Beh, anche qui le scelte sono due. La più semplice e più controllabile (in termini di inquadrature, luci, colori, soggetto, qualità dell’immagine), è sicuramente quella di scattare le foto degli oggetti (paesaggi, oggetti, animali, esseri umani) che si vogliono inserire nella composizione. Ma questo non sempre è facilmente realizzabile, per diversi motivi:
- “voglio una foto di una palma del Madagascar”, ma abitate a Savigliano e non avete previsto nessun viaggio in Madagascar per i prossimi 10 anni
- “mi serve un foto con le montagne innevate” , ma siamo a luglio
- “vorrei un soggetto femminile, nudo, con i capelli lunghi, sciolti sulla schiena”, e vicino a voi avete solo l’amico Ubaldo, noto in paese per la sua folta barba e la testa rasata.
Questi e altri mille ostacoli nella scelta del soggetto potrebbero scoraggiarvi o obbligarvi a modificare l’idea che avevate in mente.
Ma qui entra in gioco internet.
“Sì, ok, e cosa c’è di particolare? Apro Google, scrivo il nome dell’oggetto che cerco, clicco su Immagini e trovo tutto quello che voglio”
Ecco… NO! non si fa così, per diversi motivi:
- per prima cosa, non tutte le fotografie (quasi nessuna, in realtà) sono liberamente utilizzabili e il proprietario legittimo della foto potrebbe lamentarsi con voi (o peggio)
- spesso le foto pubblicate su internet e quindi trovate dal motore di ricerca sono in bassa risoluzione, e questo è uno svantaggio per la riuscita del vostro lavoro
Esiste però una parolina magica che vi aprirà un mondo di materiale fotografico (gratuito o a pagamento) immenso, che potrete usare per le vostre composizioni senza dover fare i salti mortali e senza dover sacrificare le vostre idee (magari dovrete riadattarle un po’, però non servirà stravolgerle): stock photography.
In cosa consistono le fotografie stock? In fotografie che vengono messe a disposizione dagli autori per venir utilizzate da altre persone. Come ad esempio noi, che vogliamo fare fotocomposizione senza muoverci dal computer.
“Ma sono gratuite?”
Dipende. Esistono foto stock gratuite, foto che fino a una certa risoluzione vengono date gratuitamente e poi sono a pagamento, foto gratuite solo se utilizzate in lavori ad uso personale (ma a pagamento se voglio usarle come foto per una pubblicità), foto a pagamento sempre e comunque, e così via.
Ogni sito, e ogni fornitore di foto stock scrive le regole che bisogna seguire per utilizzarle. Pertanto ricordatevi: nei siti appositi, leggete sempre il regolamento, controllate se ci sono note speciali degli autori e seguite tutte le istruzioni per evitare guai (o anche solo scocciature).
“Quindi, dove le trovo, queste foto?”
Di siti ce ne sono a centinaia (se non a migliaia… se non di più). Scrivete “stock photography” nel vostro motore di ricerca preferito, e avrete l’imbarazzo della scelta.
In ogni caso, per darvi una mano, vi suggerisco:
- Deviantart: community dedicata all’arte (digitale, fotografica, tradizionale, etc.). Abbastanza caotico, ma piuttosto fornito. Non è finalizzato solo alle foto stock, ma ce ne sono molte. Come trovarle? Scrivere il nome del soggetto che cercate, seguita dalla parola “stock”. Ah, come sempre, conviene fare la ricerca con parole in inglese (es. trees stock, se devo cercare degli alberi). Le foto son quasi sempre gratuite, in genere gli autori richiedono che venga segnalato il loro nome se utilizzate per creazioni personali. Unica nota negativa: a volte le foto distribuite come stock foto non sono di altissima qualità, quindi, a parte alcuni casi, le trovo ottime per esercitarsi, ma se dovessi fare dei lavori più professionali cercherei altrove.
- stock.xchng: sito di sole foto stock. Bisogna iscriversi (gratuitamente) per scaricarle. Si trova un po’ di tutto, e generalmente le foto sono gratuite. Anche qui, attenzione alla risoluzione delle foto. Evitate, se possibile, quelle in bassa risoluzione.
- istockphoto: sicuramente fornitissimo, ma le foto sono a pagamento. Costano da pochi centesimi a qualche euro. La qualità però in genere è assicurata.
“Ok, ho tutti i pezzi del collage. E adesso?”
Benissimo. Abbiamo tutto. Lo sfondo (o gli sfondi), i soggetti. Non resta altro che fare quello che faremmo se dovessimo fare un collage con carta, colla e forbici. Per prima cosa sistemiamo lo sfondo (background) e poi ritagliamo i pezzi.
Nella prima immagine qui sopra a sinistra potete vedere l’immagine delle case, dalla quale è già stato tolto il cielo. Come ho fatto? Ho selezionato tutto il cielo e l’ho cancellato. Come l’ho selezionato? Beh, ci sono diversi modi per selezionare qualcosa in Photoshop (e quindi poi aver la possibilità di cancellarla): dimenticate gli strumenti di selezione standard (selezione libera, poligonale, bacchetta magica), ce ne sono altri decisamente più potenti.
Il mio preferito in questo momento è il Quick Selection Tool, perfetto per selezionare rapidamente (molto rapidamente) intere parti ben delineate di un’immagine. Per il cielo è stato molto semplice, perchè nella foto originale era praticamente bianco, quindi con un unico click dello strumento sul cielo, mi son trovata tutto selezionato.
Per selezionare il gatto (anzi, la gatta!) ho utilizzato sempre il QST, ma con un ritocco finale: dopo aver selezionato tutto il corpo in modo grezzo, ho cliccato su Refine Edges (nella barra in alto) per perfezionare la selezione sui bordi, che sono pelosi (lo strumento QST seguito da Refine Edges è perfetto per selezionare anche i capelli o le fronde degli alberi). Alcuni di voi, facendo delle prove, potrebbero chiedere quali sono i valori migliori da impostare per il Refine Edges. A questo proposito c’è un fantastico libro di Matt Kloskowski (Photoshop Compositing Secrets) che vi consiglio vivamente di leggere; fondamentalmente l’autore usa spesso questi parametri: radius a 3.0 e feather a 0.3.
Una volta completato il Refine Edges, impostate Output in Layer Mask. In questo modo porterete sempre con voi l’intera immagine e attraverso l’uso della maschera potrete facilmente togliere o far ricomparire parti dell’immagine ritagliata.
Nel nostro esempio, è utilissimo questo sistema per gestire l’immagine della gatta, in quanto la portiamo “intera” fra le case e poi cancelliamo (nella maschera, quindi non definitivamente) la parte di corpo che vogliamo nascosta dai portici (e la parte di testa coperta dal cespuglio).

Una volta inserite tutte le parti del collage, osserviamo il risultato: a livello di prospettiva la foto funziona, il gatto è posizionato correttamente e le montagne pure. Quello che non funziona, del gatto, sono le ombre. O meglio. La loro assenza. Se osserviamo le ombre sulle pareti delle case, possiamo intuire che il sole si trovava in alto a sinistra. Quindi, se il gatto fosse stato lì, avrebbe avuto un’ombra alla sua destra.
Per creare le ombre abbiamo diverse opzioni: disegnarla a mano con un pennello, provare con il filtro Drop Shadow sul livello del gatto, etc. Io ho scelto la soluzione che mi sembrava più semplice ma anche meno problematica (il gatto deve fare ombra sia a terra che sulla parete a destra. Avendo una maschera sul livello del gatto, è abbastanza semplice recuperare il contorno della selezione dell’animale: CTRL+CLICK sulla maschera, e voilà, è tutto selezionato. A questo punto aggiungo un altro livello (sottostante: l’ombra sta sotto il gatto, non sopra), riempio la selezione di nero e poi applico al livello un filtro che mi permette di sfumare la macchia nera (io ho scelto Gaussian Blur, che in genere si presta molto bene per questo tipo di effetti). E voilà, ora il gatto sembra disteso effettivamente su quel pavimento.
Ora che abbiamo anche le ombre dobbiamo cercare di uniformare un po’ i colori, e questo in genere viene fatto applicando degli Adjustment Layers (e in alcuni casi, per ottenere altri effetti particolari, anche delle texture … ma questo lo vedremo in un altro approfondimento). Nel mio caso, ho utilizzato 3 livelli di regolazione: Color Balance, Vibrance, Brightness/Contrast. Anche qui le impostazioni non sono “assolute”: mescolate i colori, provate e fermatevi quando l’effetto risultante vi piace ![]()
Alla fine l’intera immagine appare più uniforme e le immagini risultano più amalgamate.
Qui sotto potete vedere uno screenshot dell’immagine con tutti i livelli che ho usato:
Da tenere a mente
MODEL 4 A DAY
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