Adobe MAX: il futuro delle Applicazioni Adobe
Devo essere sincero, aspettavo con una certa trepidazione il 6 maggio e la Key Note di Adobe MAX, la conferenza creativa di Adobe, perchè era chiaro da settimane, diciamo almeno dal NAB che c’era qualcosa di grosso che bolliva in pentola. Così stasera siamo corsi a casa per seguire lo streaming della Key Note e sperare che ci svelasse due cose fondamentali: COSA e QUANDO
E ora, spenti i riflettori, posso descrivere tutto quello che abbiamo visto con due parole: FENOMENALE ADOBE
Mentre l’eccitazione ancora non passa, riesco però a mettere insieme un po’ meglio le idee; la prima cosa che mi viene in mente è che la strada in realtà è già stata tracciata proprio un anno fa con l’introduzione della Creative Cloud. Era circa la metà di aprile dello scorso anno quando noi decidemmo di fare le cose “seriamente” e Adobe ci spinse come un razzo vettore a fare le cose seriamente proprio con la Creative Cloud che ci risolse di botto tutti i problemi di Licensing. Ora passato un anno e rodato il meccanismo, Adobe mette giù il piede sulla acceleratore spingendo la Creative Cloud a diventare quello che doveva essere nell’idea originale.
Non a caso in questo rebrand muore CS come versione delle applicazioni per essere sostituito da CC. Ma vediamo a volo radente tutte le novità più saliente delle cose che più ci interessano ovvero fotografia e video / vfx.
Photoshop CC
Si continua a spingere e ad implementare maggiormente il concetto di Editing non distruttivo. Ora anche Camera RAW può essere utilizzato come filtro all’interno di un documento Photoshop (anche su Smart Object) con tool come la correzione della geometria dell’immagine o il nuovo e potentissimo Radial Filter. Sempre in Camera RAW, modifica di cui prendere nota è la possibilità di usare qualsiasi forma per l’Heal Brush (che diventa insomma come il Patch Tool) invece del solito pennello circolare. Tutte modifiche che insomma avevamo comunque visto già nella Beta di Lightroom 5.
Standing Ovation invece per il filtro “Shake Reduction” che elimina il micromosso dalle vostre fotografie … non sto scherzando, funziona davvero
Quindi il prossimo che pubblica una foto micromossa su facebook deve venire squalificato a vita !! Io sto già mettendo mano alla mia libreria
Non è argomento di questo blog ma gli occhi luccicanti di Ursula al click di “save web assets” dovrebbe dirvi che sono cambiate in meglio molte cose anche per quello che riguarda la creazione di grafica per il web.
After Effects CC
Lo sapevano anche i sassi, quindi nessuna sorpresa per la demo della nuova pipeline 3D e l’integrazione di Cinema 4D Lite con AE CC. Perdo quindi due righe a fare una considerazione personale sull’operazione che di fatto relega Autodesk al mondo strettamente professionale. Diventa chiaro che se Maxon ora si gioca bene le sue carte proponendo un percorso di upgrade sensato da Lite a Studio si accaparra a mani basse il mercato amatoriale e semi-pro (ma anche professionale low budget) della modellazione 3D e della Motion Graphics. E’ il segreto di pulcinella, ma anche in televisione, o in produzioni medie, non è che tutti usino Nuke, Maya o 3ds … After Effects ha il suo bel nocciolo di fans.
Applausi a scena aperta invece per l’introduzione delle funzione “Refine Edge” per il Rotobrush. Chi ha fatto Rotoscoping una volta in vita sua sa che dito in culo con la sabbia sia rendere il matte credibile e integrato. E tutti ci chiedevamo: “perchè non possiamo avere il Refine Edge di Photoshop ??? perchè ??? perchè ???” … Ecco ora c’è … come su Photoshop … frame per frame … automatico. Chapeau !
Varie ed Eventuali.
Buona parte della Key Note è stata spesa per mostrare le nuove funzionalità Collaborative di Creative Cloud. Ora diventa davvero più facile integrare il tutto tra dispositivi diversi, anche grazie finalmente all’adozione di una vera e propria applicazione desktop per gestire il tutto. Molto simpatica l’applicazione Kuler per iphone e una plauso alla join con Behance. Notevole invece l’introduzione del TypeKit con 175 famiglie di fonts a disposizione degli abbonati
Ah … ottimo il fatto che i settings delle vostre applicazioni vengano salvati in cloud, quindi se cambiate PC semplicemente i settaggi vi vengono scaricati automaticamente e voi vi ritrovate sempre con il vostro caro Workspace
Mighty Project e la fantascienza.
Due momenti veramente alti sono stati toccati durante la serata con la presentazione di Mighty Pen e di Napoleon. Mighty Pen è una penna perfettamente integrata con Creative Cloud (e quando dico integrata vuol dire che io sono in grado tramite la penna di copiare dei contenuti dal cloud e incollarli sul dispositivo anche se il dispositivo non è il mio) capace di scrivere e disegnare su tablet e dispositivi mobili. Napoleon è un piccolo righello per disegnare figure geometriche semplici regolare tramite la penna. Detto così non sembra niente di che, ma il fatto che Ursula non si sia ancora staccata dal sito del progetto e continui a ripetere “Quando esce ? Quando esce ?” potrebbe essere un altro indizio
Impressionante anche il Project Context sviluppato insieme a Wired e dimostrato con la Art Director di Wired stesso Claudia DeAlmeida che sembrava venire fuori da un film di fantascienza con le immagini e i layout letteralmente lanciati tra un dispositivo ed un altro
QUANDO
Il tutto sui vostri schermi il prossimo 17 giugno. C’è un però … solo se siete abbonati alla Creative Cloud. Eh si … la KeyNote di questa sera sancisce di fatto la morte delle versione con licensing regolare dei prodotti Adobe. Magari non la morte ma sicuramente è stato dichiarato che per quelle non ci saranno più aggiornamenti. Di fatto questo assesta un durissimo colpo alla pirateria e anche su questo mi permetto di chiudere con un’altra personale considerazione.
Ho sempre trovato che il software costi molto spesso troppo precludendo di fatto al pubblico amatoriale di avere accesso alle licenze regolari. Per questo ho trovato ammirevole l’iniziativa di Adobe che ha messo a disposizione i suoi prodotti ad una cifra che se vogliamo è abbordabile a tutti. La Creative Cloud alla fine costa meno di Sky, meno dell’abbonamento per il treno tra Savigliano e Torino, meno del gasolio che spendo per andare a lavorare, meno che uscire due volte al mese per mangiare una pizza, e mi, e ci dà molte, molte più soddisfazioni. E per la prima volta mi trovo ad aspettare l’uscita di un nuovo software sapendo che arriverà quel giorno, che se avrò dei problemi potrò contattare un supporto, e che è regolare e aggiornato. Volete mettere la figata di non dover pensare …”Figo … ma riusciranno a craccarlo ??” … Io ve lo dico in tutta onestà, secondo me Adobe ha fatto la scelta giusta, prima con la CC e ora decretando la morte delle licenze regolari. Il futuro è questo, chi non se ne rende conto è destinato a perdere il treno … utenti e case produttrici di software, nessuno escluso. Adobe ha dimostrato che se il prezzo è equo la gente acquista il software regolare. Più di 1 milione di utenti della Creative Cloud lo dimostrano.
Frequency Separation [UPDATED]
Riparliamo di Frequency Separation dopo averne parlato qui. Devo ammettere che è una tecnica di fotoritocco del ritratto che mi aveva subito appassionato, per poi abbandonarla perchè alla fine non ottenevo gli stessi risultati che con l’accoppiata Heal Brush + Pixel Dodge&Burn (per il Dodge&Burn potete andare invece qui). I risultati sono sicuramente soddisfacenti, ma c’era tutta una serie di cose che non riuscivo a risolvere.
La soluzione a tutti i problemi miei piccoli padawan è studiare, studiare, provare, provare e vedere più persone possibili risolvere i tuoi problemi. Ed è qui che arriva Calvin Hollywood che in questo tutorial, “vende” una tecnica di split frequency che non è sua ma di Natalia Taffarel. Quindi io ora vi vendo una nuova tecnica di Frequency Separation come la racconta Calvin Hollywood che l’ha imparata da Natalia Taffarel.
STEP 1.
Prendete il Layer da cui volete partire e duplicatelo 3 volte: una copia è di backup, le altre due sono le copie di lavoro. Rinominatele dal basso verso l’alto in “COLOR” e “DETAILS“, oppure “TONE” e “TEXTURE”, oppure “COLORI” e “DETTAGLIO” oppure “QUI” e “QUO”, “PIPPO” e “PLUTO”, “SU” e “GIU”, insomma rinominatele un po’ come diavolo volete basta che sappiate cosa state facendo !
Nel precedente tutorial scrissi “LOW” e “HIGH”, credo che scrivere invece “COLOR” e “DETAILS” o “COLOR” e “TEXTURE” sia più chiaro. Riassumendo, la Frequency Separation è una tecnica che mira a separare toni e colori della pelle dalla trama della stessa, per poter intervenire separatamente su di essi.
STEP2.
Lasciate visibile solo il Layer “COLOR” e applicate il Filtro “Gaussian Blur” con un raggio (consigliato) di 9,4 pixel.
STEP3.
Fate tornare visibile il Layer “DETAILS” e dal Menu Image -> Adjustment scegliete Brightness / Contrast: regolate il contrasto su -50 e spuntate “Legacy” [Importante ... se non spuntate "Legacy" non funziona ...]. Questo passaggio annulla e sostituisce il passaggio attraverso “Apply Image” del precendente tutorial con due vantaggi: ha lo stesso risultato, non cambia a seconda che l’immagine sia a 16 o 8 bit.
STEP4.
Applicate al Layer “DETAILS” il filtro High Pass con raggio 9,4 pixel (o se l’avete cambiato con quello che avete usato con Gaussian Blur sul layer “COLOR”)
STEP5.
Cambiate il Blending Mode del Layer “DETAILS” in “Linear Light“. Voilà fatto !
STEP BONUS FIGHISSIMO.
Create un Layer vuoto e piazzatelo in mezzo agli altri due chiamate “à la CalvinHollywood” “MAGIC”
Poi vi spiego a che serve …
COME SI USA LA SPLIT FREQUENCY (updated)
In modo molto semplice. Ora potete agire su trama della pelle e colore in modo distinto, ma usando lo stesso strumento: Heal Brush con Hardness su 10o% e impostato su “Current Layer“. Potrete notare che quando lavorate sul livello “DETAILS” correggete la trama lasciando immutato il colore e al contrario sul Layer “COLOR” correggete il colore per lasciare la trama intatta. Figo vero ??
Ma a cosa serve il Layer “MAGIC” ?
Immginate di avere una zona di pelle con una macchia scura da rimuovere. Potreste farlo con il Patch Tool, ma andate a distruggere la trama. Clone Stamp Tool ? Idem … Heal Brush ? Non ne usciti vivi …
Se invece voi prendete un pennello morbido impostate Opacity & Flow a 30%, campionate una zona di colore della pelle che vi sembra adatta, e andate a pennellare sul layer “MAGIC” sulla zona da correggere.
La MAGIA sta nel vedere che il colore va ad aggiungersi naturalmente sulla pelle come un pennello correttore di una truccatrice, miscelandosi naturalmente con il colore originale, ma soprattutto la trama della pelle rimane intatta.
Questo perchè vi ricordo che voi avete separato COLORE da TRAMA e il layer MAGIC essendo a metà sta SOPRA il colore ma SOTTO la trama che quindi non andate a toccare.
Figo no ??
Questa tecnica permette di gestire in modo molto più efficiente il ritocco della pelle. E’ possible per esempio eliminare il livello di Pixel Dodge&Burn sicuramente più difficile da gestire e più dispendiosa a livello di tempo. Il dodge&burn soprattutto se fatto sul livello Grigio Neutro 50% – Blending Mode Soft Light porta in grosse quantità ad incidere pesantemente sul colore della pelle che non è mai un bene.
Altro vantaggio è quello di poter campionare per correggere trama o colore anche zone “buone” molto distanti dal punto che volete correggere, tanto come detto più volte la trama è acolore e il colore è atrama
Provateci, vedrete che è una tecnica ottima
Se avete bisogno io sono qui eh … anzi date un occhiata al video qui sotto che vi faccio vedere al volo come si fa
Cedere al lato oscuro …
Il mio amico Giorgio ha tentato di far entrare un Mac in casa mia dal 2009. Ci è riuscito un paio di settimane, fa complici la Dell che deciso di non concedere finanziamenti ai poveri cristi ed il fatto che lui avesse un Mac Minidi cui non sapeva bene che farsene.
Quello che segue è il diario di un convinto utente Windows che si trova a misurarsi con la madre di tutti i gadget: il Mac
SE SEI UN UTENTE WINDOWS CONVINTO PERCHE’ HAI CEDUTO ?
La risposta è piuttosto semplice: 240Gb di disco SSD e 16Gb di RAM sono un argomento molto convincente, soprattutto se proposti ad un prezzo ragionevole. Nulla che non si potesse trovare anche in ambito PC a cifre molto simili, ma come detto sopra, in questo momento le finanziare paiono restie a concedere crediti e bisogna fare di necessità virtù. Ha vinto il disco SSD sulla scheda video dei Mac Mini tutt’altro che performante. La Intel HD4000 ospitata dal chipset non viene nemmeno considerata entry level in campo 3D, ma spenderemo un paio di parole più avanti su questo.
Parlando di Sistemi Operativi mi considero un Windows Power User, ma ho visto nella mia carriera lavorativa abbastanza sistemi operativi (compreso AiX) da avere la certezza che ognuno ha pregi e difetti, ed ognuno, messo sotto la giusta pressione, si pianta come una nave in un bosco (ma anche di questo parlerò dopo). A questo punto per me Windows vale Mac OS; la differenza poteva essere data dalla disponibilità di software. Come già detto più volte siamo abbonati alla Adobe Creative Cloud che dà a disposizione la doppia versione, come la maggior parte dei plugins che usiamo. L’unica cosa che rimane fuori è 3dstudio Max, che Autodesk però certifica su Parallels. Fine delle obiezioni, si proceda!
PRESA DI CONTATTO
Il Mac Mini è Mini ed è Mac. Inutile girarci intorno: è uno strepitoso oggetto di design e di miniaturizzazione; rispetto ai fratelli maggiori costa meno ed è più facilmente espandibile, in meno ha bisogno di un monitor, cosa che a casa nostra per fortuna non manca.
La prima accensione è stata scioccante per il S.O.: è salito ad una velocità ultrasonica, probabilmente più veloce del tempo in cui si accende il mio 40″ Sony appeso in parete. I Mac Users che stanno gongolando dandosi di gomito rientrino nei ranghi. La velocità deriva dal disco SSD e dai 16 Gb di RAM: ho visto macchine Windows 7 salire alla stessa velocità a parità di hardware, di conseguenza in questa fase non farò nessuno confronto di prestazione Mac OS X vs Windows in quanto impossibilitato a provare una macchina Windows 7/8 con disco SSD e 16 Gb di RAM in pari condizioni.
Per il resto devo dire che per un Power User Windows abituarsi a Mac OS non è facilissimo, soprattutto perchè si è portati a cercare di eseguire certe operazioni alla stessa maniera con cui le si eseguono sul sistema operativo Microsoft. Sarebbe più semplice se uno potesse resettare e ripartire come un foglio bianco, ma purtroppo certe cose arrivano da anni di abitudine. Ma vediamo, dopo 10 giorni circa di utilizzo, Top e Bottom line.
TOP LINE
- La tastiera e il Magic Trackpad
Vale il discorso fatto per il Mac Mini: sono oggetti fatti realmente bene, il feeling della tastiera è spettacolare. Il Magic Trackpad a me piace da morire tanto da rimpiangerlo quando torno su Windows. Non va ovviamente bene per tutto e con alcune gesture faccio ancora fatica ad andare d’accordo; soprattutto non è fatto per regolazioni fini, tanto che dopo 5 giorni mi sono arreso e ho aggiunto un mouse regolare (versione PC) che uso quando mi viene da scagliare il Trackpad dal balcone (soprattutto visto quello che costa … )
- Time Machine
Rispetto al backup proprietario di Windows è anni luce avanti. Punto.
- Multidesktop
Questa feauture non si capisce perchè mamma Microsoft non la voglia implementare. Ovviamente per Mac OS arriva dritta dritta da Linux ed è comodissima soprattutto accoppiata al Magic Trackpad
- Parallels
Da ultrà vmware devo dire che Parallels è assolutamente impressionante; poi la modalità di application presentation (che per Parallels si chiama Coherence) è micidiale. Indispensabile!
BOTTOM LINE
- Gestione delle Finestre
Le considerazioni sulla gestione delle finestre e su Finder sono da prendere col benificio di inventario perchè nascono dal fatto che io pretendo di usare Mountain Lion come Windows 7. Fatto sta che io faccio molto spesso fatica a capire dove sono finite le finestre e a ritrovarle.
- Finder
Trovo tutta la gestione dei file un po’ macchinosa rispetto a Windows. Soprattutto lo spostamento/copia dei file per chi ha messo le mani su Windows 8 si renderà conto che il S.O. di Redmond è parecchio avanti. Manca la compatibilità coi dischi NTFS, se non con applicativo di terze parti e per chi arriva da Windows è un po’ un dramma.
- Time Machine
Ma come? Non era Top Line? Sì, ma fa il backup quando cazzo vuole lui e non esistono opzioni per modificare la cosa … (se non da riga di comando e/o applicazioni esterne)
- Surriscaldamento
Il Mac Mini scalda come un forno a legna e non fatevi fregare dal discorso “L’ha fatto Apple quindi l’ha fatto bene”. Trovate un’app tipo iStat Menu e monitorate la temperatura della CPU ricordandovi che l’i7 ha una temperatura massima di esercizio intorno ai 70°. Soprattutto, aumentate la velocità della ventola che espelle l’aria calda dall’interno del case. Io ora ho una regolazione minima di 3200 giri che mi permette di mantenere in idle la CPU intorno ai 40° – 50° (che sono già tanti). Se lanciate applicazioni ad alto carico sulla CPU portate la velocità della ventola al massimo. Meglio un po’ di casino che la CPU sciolta.
LE PRESTAZIONI DELLA INTEL HD4000
Come detto in ambito GPU non è nemmeno considerata entry level. Ma a differenza di quello che si può pensare se la cava piuttosto bene.
Anche su After Effects utilizzando il plugn in “Element 3D” di Videocopilot che ufficialmente non supporta questa scheda, non ho avuto problemi, nemmeno in funzioni alte come la “Ambient Occlusion“. Il rendering è buono e la macchina divertente. Insomma non ci renderizzerete “Cars 3″, ma per piccole applicazioni VFX si difende bene.
STABILITA’
Come già detto ogni sistema operativo messo sotto la giusta pressione si schianta come una nave in un bosco: è bastato abilitare il rendering multithreading su After Effects e lanciare un rendering per vedere Mountain Lion smettere di rispondere e obbligarmi a spegnere la macchina con il tasto POWER.
C.V.D.
L’ULTIMA CONSIDERAZIONE …
Molto spesso ho sentito bestemmiare utenti Vista, Windows 7 o 8 per quanto fosse invasivo User Account Control. Vi invito ad installare un applicazione su Mac
RETOUCH
Siamo tornati !
Ci abbiamo messo un po’ causa vicissitudini informatiche (mancanza di un PC con le caratteristiche necessarie diciamo) e forse avete pensato che avessimo smesso di produrre video tutorial, ma invece eccoci qua, come l’erba cattiva non moriamo mai
E torniamo alla grande ! Abbiamo registrato i 50 minuti di un Beauty Retouch su una delle Stock Photo di Digital Photos Retouching, per illustrarvi quale potrebbe essere un workflow prototipico per il ritocco completo di un ritratto. Non è un lavoro fantasmagorico e nemmeno il migliore che abbiamo fatto è semplicemente un esempio
Il tutto è stato compresso in soli 15 minuti, il giusto per darvi un’idea di come funzionano certe cose, ma il dettaglio di tecniche mostrato è ampio. Ecco elencato tutto quello che ci potrete trovare:
- Utilizzo degli Smart Object
- Utilizzo avanzato dei Layers e dei Blending Mode per contenere a livelli accettabili la dimensione del file
- Frequency Separation per la gestione delle imperfezioni e dello Smoothing della pelle
- Dodge & Burn a livello (quasi pixel) e globale
- Utilizzo di Templates, Custom Brushes e Actions
- Utilizzo di plugins aggiuntivi
Spero che il video possa destare la vostra curiosità e come sempre vi ricordiamo che siamo disponibili per qualsiasi tipo di formazione, da quella Uno ad Uno ai Workshop
[Digital Painting] Art Tutorial – Parlando di linee e contorni
Line art
Esagerare – una cosa fantastica dell’arte è che le cose possono venir esagerate, come ad esempio i fianchi e il seno. Ha ah, no, sono serio veramente. E’ buona cosa se le curve importanti sono più pronunciate.
Semplificare – il vantaggio che ha l’arte sulla fotografia, è la semplificazione. In una foto avrete dettagli che distraggono. Quando si disegna, si possono rimuovere gli oggetti che non sono rilevanti per la scena.
Pieghe e sporgenze minori possono venir rimosse per ottenere un miglior flusso della linea.
Un errore comune che vedo si ha quando qualcuno ha disegnato tutti i muscoli dell’addome con un esagerato numero di tratteggi. E’ meglio tralasciare le linee, specialmente se poi si va a colorare il tutto, poichè in quel caso il contrasto fra i diversi campi colore può lavorare come se fosse una linea.
Armonizzare – A differenza delle precedenti caratteristiche, ha a che fare con la relazione fra i dettagli e come le linee si intersecano e si combinano.
Stilizzare – Quando si sceglie uno stile è importante essere coerenti. È possibile trasformare le curve in spigoli duri, oppure si possono disegnare linee sinusoidali. Io preferisco un combinazione di stili, dove posso trasformare una curva in un bordo duro oltre una certa soglia.
Spessore della linea – a parte rare eccezioni, non sono un grande fan dello spessore fisso. Vediamo qualche linea guida per la gestione dello spessore della linea
- - Le linee sono più spesse sul lato in ombra, più sottili su quelle in luce.
- - Le linee sono più spesse vicino all’osservatore, più sottili quando sono distanti.
- - Le linee di contorno sono più spesse. I dettagli interni hanno linee più sottili.
- - I materiali più leggeri hanno linee più sottili.
- - Le linee sottili funzionano bene sui motivi dettagliati.
- - Le linee spesse funzionano bene sulle figure semplici.
- - I lavori con le linee grosse lavorano bene con i colori piatti (omogenei)
- - Le linee sottili funzionano bene sui rendering realistici e volumi pronunciati.
Tra l’altro, non sempre c’è la necessità di disegnare una linea. A volte basta che ne tracciate le estremità, e l’occhio la completa. Ad esempio, funziona bene per la bocca, le natiche, i seni, etc. E’ buona norma fare la linea un po’ più spessa dove c’è uno spazio. Ad esempio dove i vestiti creano spazi fra i muscoli o per una … scollatura.
E infine, ecco alcune illustrazioni. La prima è stata fatta in Photoshop (5.5) con una tavoletta Wacom e non c’è una qualità di linea di cui parlare, ma spero che renda l’idea. La seconda è una cosa fatta a inchiostro un paio di anni fa
Quando si dipinge, gli spigoli di sottrazione che rimangono dalle fasi di costruzione possono essere pericolosi. Potete separare le forme con altri sistemi diversi dalle linee nere, come un valore diverso o una linea più chiara. Ecco un esempio con delle soluzioni possibili.
Un’immagine con linee artistiche può avere diverse fasi di rifinitura, dove ad ogni passaggio il precedente viene costantemente sfumato e coperto. Nell’esempio qui sotto manca ancora lo stage finale.
Traduzione in italiano di un tutorial dell’artista Arne Niklas Jansson – parte 8
Da tenere a mente
MODEL 4 A DAY
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