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10 febbraio 2013

Qualche idea per darvi una mano a gestire le modelle.

DSCN4485Mi sono divertita a scassare :)

Questa frase mi ha fatto piacere più di mille complimenti per una foto be riuscita :) Allora oggi vi racconto due cose dell’esperienza fatta nell’ultimo anno scattando per lo più ritratto e molto spesso con ragazze diverse di volta in volta.

LA SCELTA DELLA MODELLA

La maggior parte delle ragazze che hanno lavorato con noi, non avevano mai posato prima. E’ una scelta che è stata fatta quando siamo partiti, dettata da alcune considerazioni. La prima è di non essere tecnicamente preparati e di avere la necessaria esperienza per gestire una modella professionista. Il primo consiglio che posso darvi è, quando decidete di intraprendere la carriera del ritrattista, di incominciare con fidanzate e amiche. Personalmente io vi sconsiglierei la fidanzata, per un sacco di motivi, non ultimo il fatto che molto probabilmente tenderebbe ad essere ipercritica nei confronti del vostro lavoro, e se siete alle prime armi rischiate di venire affossati subito.

Il mio consiglio è rivolgervi in prima istanza a colleghe e amiche … poi il giro si allarga da solo.

Dopo qualche sessione, vi renderete conto di cosa vi piace e cosa no, e di cosa vi aspettate per i vostri scatti, e da lì per i vostri lavori personali incomincerete a scegliere la modella secondo le caratteristiche che vi servono.

Evitate di buttarvi per le prime volte a capofitto in sessioni di nudo o glamour, ne parleremo più avanti, ma sono molto complicate ed avete bisogno di esperienza nel gestire le sessioni diciamo, “normali”.

PRIMA DELLA SESSIONE

Cercate di conoscere la vostra modella e di capire i suoi gusti. Mostratele il vostro portfolio in modo che lei capisca qual è il vostro stile e quindi il probabile risultato finale. Tenetevi un database di scatti che vi piacerebbe fare sul vostro PC. Insomma salvatevi grandi scatti di grandi fotografi e provate ad imitarli, non c’è nulla di male, si impara riproponendo lavori altrui e serve per piano piano creare il vostro stile. Proponete quindi gli scatti che vi piacciono; ovviamente non tutti piaceranno alla modella, ma sicuramente qualcuno lo troverete e capirete anche qual è il suo “genere”

In ogni caso reperire informazioni ora è più semplice; per esempio basta curiosare sul profilo facebook. Cercate di arrivare al giorno dello scatto preparati, con in mente scatti da fare e pose da usare, un minimo di idea di come mettere le luci. Nel limite del possibile, soprattutto se avete la fortuna di avere con voi una Make Up Artist, cercate di arrivare con un’idea di massima anche del trucco.

LA SESSIONE

E qui il gioco si fa duro :)

_LMU6479STEP 01: Se conoscete la ragazza siete un passo avanti, se non la conoscete invece avete mezz’ora – un’ora (il tempo di preparare il set e che la MUA trucchi la ragazza) per cercare di sviluppare un minimo di empatia. Siate cordiali, simpatici senza fare i clown, parlate del più e del meno e cercate di fare in modo che sia lei a guidarvi nei discorsi. Fate di tutto per farle sentire che è la protagonista assoluta della giornata. Scegliete insieme i vestiti che userà e di conseguenza decidete il trucco definitivamente. Molto spesso le ragazze, anche se hanno professato per intere settimane di voler tenere per gli scatti un profilo basso, arrivano con un trolley di roba e va tutto a vostro vantaggio, perchè sicuramente troverete qualcosa di adatto a quello che avete in mente. Lasciate in ogni caso che la modella scelga i vestiti con cui si sente più a suo agio, almeno all’inizio.

Ah ecco, due parole sull’ambiente. Cercate di creare un ambiente confortevole e informale, fate in modo che ci sia da bere e qualcosa da mangiare, un bagno con acqua calda e un posto riservato alla modella per cambiarsi con tranquillità. Portate anche della musica :)

Quando la MUA avrà terminato il suo compito fate attenzione ai particolari. La ragazza non dirà mai apertamente che il trucco non le piace, lo dovete capire dal Non Verbale. Se sentite puzza di bruciato, fate un paio di domande a trabocchetto e vedrete che la modella esprimerà le sue perplessità. Da qui mediate, tra la sua idea e la vostra, senza assolutamente dimostrarvi irremovibili sulle vostre scelte.

STEP02:

_LMU6930Per i primi scatti scegliete qualcosa di semplice, sia per il setup luci che per le pose. Il mio primo set luci è ormai questo: beauty dish alto di fronte alla modella e l’EzyBox 24″ come fill-light in basso leggermente a sinistra. Questo disegno luci ha due vantaggi, è molto semplice da gestire, ma soprattutto è quello che più di tutti minimizza i difetti della pelle della ragazza. Di conseguenza, pur se la mia lente preferita per il ritratto in studio è l’85mm f1.8 per i primi scatti uso ormai sempre il 70-200 f2.8 partendo da circa 135mm. Perchè,  vi chiederete: semplice perchè più l’ottica è lunga più la ragazza uscirà bene nelle foto e il mio goal nei primi 10-20 scatti è quello di guadagnarmi la fiducia della modella, soprattutto se è la nostra “prima volta” :)

STEP03:

Le pose …

La riuscita di un ritratto dipende al 90% dalle pose e dalla luce, e se state lavorando con una modella non professionista entrambe dipendono da voi. Quindi se volete fare ritratto, imparate come si fa a mettere in posa. Vi consiglio spassionatamente di vedervi e rivedervi i video di Gerry Ghionis su Kelby Training o gli eventi Creative Live di Sue Bryce. Imparate “a specchiare” le pose (‘fanculo la virilità, siate sexy e femminili’), imparate a far mettere in posa la modella senza parlare, solo con i vostri gesti. Se pensate che la tecnica da imparare nella gestione delle luci sia tanta e ardua, non è niente rispetto l’arte della posa. Riguardatevi i quadri rinascimentali, milioni di fotografie, leggete ogni libro, destrutturate ogni foto, insomma fate un tool box di strumenti e pose per fare in modo di trovare una soluzione per ogni ragazza.

Durante i primi scatti, le ragazze sono sempre molto tese, voi siate cordiali, simpatici e soprattutto pazienti, cercate di sdramattizare il più possibile. Anche se la posa non è perfetta fate qualche scatto, e intanto correggete le cose che non vanno. Alla prima foto veramente riuscita, mostratela alla ragazza.

Questo è IMPORTANTISSIMO, E’ FONDAMENTALE: rinforzate sempre positivamente la modella. Ditele spesso che è si sta comportando bene, che la posa è perfetta, che quella è proprio l’espressione che cercavate. Ditele spesso che con quel vestito e in quella posa è bellissima, che quella era proprio la foto che volevate scattare. Cercate invece di evitare stronzate da macho di serie B tipo “Dolcezza”, “Tesoro”, “Bellezza” e puttanate simili, vi rendereste solo falsi e ridicoli.

DSCN5046Durante la sessione molto spesso qualcosa non funziona, dovete correggere il bilanciamento tra le luci, o il diaframma. Se per qualche motivo tecnico interrompete il ritmo degli scatti, spiegate alla ragazza cosa sta succedendo, per fare in modo di rassicurarla che non vi siete fermati per colpa sua.

Mostrare le foto alla modella durante gli scatti può essere un’arma a doppio taglio. Da un lato la ragazza vede subito il risultato e se gli scatti sono fatti bene tempo mezz’ora sarà dalla vostra parte e voi potete incominciare a fare davvero quello che volete. Fate molta attenzione che molto spesso, soprattutto con ragazze con la pelle “difficile” certe luci (soprattutto quelle drammatiche) sono impietose. Se la ragazza vede negli scatti qualche difetto molto accentuato questo può essere un rinforzo molto negativo e renderla insicura. Se succede siate molto fermi e decisi e rassicuratela che la colpa è della luce o del modo in cui avete scattato. Insomma la colpa è vostra, delle vostre scelte, rassicuratela che sono difetti che vengono eliminate in post, che state scattando in RAW e smitizzate Photoshop spiegando che principalmente serve proprio a correggere tutti quei difetti e quelle magagne che i fotografi si creano da soli … Sì lo so, ho capito. Ma certe volte orgoglio e amor proprio devono andare a farsi fottere se il risultato è giocarsi la collaborazione della modella.

E’ ovvio che poi ci siano persone con cui si lega di più e persone con cui si lega di meno, in ogni caso cercate di fare in modo che la sera la ragazza vi saluti con il sorriso e dicendovi che si è divertita, insomma alla fine siete lìper quello …

LA GESTIONE DI UNA SESSIONE DI NUDO.

Il nudo piace a tutti, ma non è detto che si sia tagliati per scattare un nudo.

Se avete le luci sistemate, la macchina a posto e una bella ragazza nuda al centro del set, voi guardando nel mirino dovete vedere la linee, la sua posa, il modo di far rendere al massimo il suo fisico, dovete vedere l’espressione, insomma, se nel mirino continuate a vedere una ragazza nuda, non è ancora arrivato il vostro tempo di fotografo glamour.

Sì sì va bene, siamo fatti di carne e quindi una certa reazione soprattutto emotiva di fronte alla vista del corpo di una donna senza vestiti è difficilmente eliminabile. Anzi io credo che, per esempio, la mia passione per il nudo passi proprio dal fatto che a me piace ed emoziona il corpo femminile e fotografarlo esprime questa mia passione. Ma visto che siamo persone e non animali siamo in grado di controllare questo aspetto e tornare a fare quello per cui siamo sul set, cioè fare buone fotografie.

GESTIONE DELLA SALA E DEL TEAM DURANTE UNA SESSIONE DI NUDO.

Non importa quanto la ragazza sia disinibita e quanto sia a suo agio, cercate di creare uno spazio dove la modella possa togliersi i vestiti e dotatevi di un accappatoio (oppure semplicemente chiedete a lei di portarselo). Decidete con lei  quante persone possono rimanere sul set. In ogni caso evitate di rimanere da soli con lei come la peste e cercate di avere un collaboratore donna. Io per mia fortuna ho la mia compagna e questo semplifica molte cose.

Adesso viene la parte complicata. Cercate di guardare la ragazza una volta svestita il meno possibile, e solo per quanto è necessario per curare la posa e le luci. Invitatela a rivestirsi con l’accappatoio se dovete modificare qualcosa sul set che ci porta via anche pochi minuti. Nel caso si svesta davanti a voi, giratevi, fate altro e non guardate, non importa che lei sia a suo agio, è una questione di rispetto. E soprattutto non avvicinatevi mai alla ragazza e inutile dirlo evitate qualsiasi tipo di contatto. Ricordatevi che per tanto sia disinibita, la ragazza è vulnerabile. Evitate ad ogni costo qualsiasi comportamento che possa risultare sconveniente. Da qui nasce l’importanza di avere una collaboratrice sul set: sarà lei, nel caso si renda necessario, a sistemare i capelli o i vestiti alla modella, sarà lei che si avvicinerà. Se volete mostrare gli scatti aspettate che la modella si vesta almeno con l’accappatoio.

Ricordatevi che le donne sono molto critiche con se stesse, se vedete che la ragazza non è contenta di uno scatto, parlatene, cercate di capire il suo punto di vista, trovate una soluzione e provate ancora … con calma e pazienza … e rinforzate, rinforzate la loro autostima sempre, sempre, sempre e comunque :)

Spero vi sia di aiuto …

13 gennaio 2013

Me Ne Frego ! (aka Nikon D600 early review)

La Befana si porterà via anche tutte le feste, ma a noi ha recapitato la Nikon D600. Vabbè Epifania + 2 ma va bene uguale. Abbiamo deciso di prendere finalmente la D600 complici due offerte in scadenza a gennaio: il finanziamento a tasso 0 “Nikon 4 you” e l’SB-700 [che avevamo intenzione di prendere comunque per affiancarlo al nostro SB-700 titolare] in offerta da Nital. E ci siamo chiusi occhi, orecchie e cervello per resistere a tutte le voci (e le bestemmie) che normalmente accompagnano un discorso sulla D600. Il motivo per cui lo abbiamo fatto è scritto in quest’altro post.

Comunque martedì 8 gennaio la D600 è entrata a far parte del parco macchine Lite Media.

ERGONOMIA

Mi sono trovato a casa, perchè la D600 è una D7000 leggermente più grande e leggermente più pesante e con la D7000 condivide anche la stessa batteria (grazie Nikon). Vediamo le differenze: come detto è leggermente più grande e pesante, dal punto di vista dei controlli, sulla D600 finalmente trovo il blocco della ghiera dei programmi (con la D7000 mi è capitato spesso di muoverla per sbaglio. Il lato sinistro è rimasto invariato mentre è cambiato a destra il comando per il Live View visto che ora è (finalmente anche qui) presente il pulsante “Rec” per la registrazione video.

L’unica cosa che per ora mi crea qualche difficoltà è che sulla D600 sono stati invertiti i pulsanti per il controllo della profondità di campo con quello Fn rispetto alla D7000. Io sul pulsante Fn ho da sempre impostato il Menu per il controllo ISO. In queste prime uscite controllo spesso la profondità di campo … diciamo così.

Manca purtroppo il pulsante AF-ON, pazienza, lo si può configurare sull’inutile pulsante AE-L/AF-L come spiegato qui.

(Tamron) 200mm – f2.8 – 1/250 – ISO320

PRIMO CONTATTO

 Abbiamo preso il kit con il 24-85mm f3.5/4.6 insieme alla SHDC Lexar da 8Gb quindi avevamo tutto il necessario per testare subito la macchina. In casa ovvio, con pochissima luce. E quindi la prima cosa che abbiamo apprezzato di questa D600 è quanto diavolo sia performante ad alti ISO. Provo subito uno scatto alla spettacolare sensibilità per me di 6400 ISO (io sono partito dalla D40X dove 800ISO erano già davvero troppo, potete immaginarvi quando con la D7000 andavo a 1600ISO senza problemi la mia gioia) e guardando la qualità dell’immagine, ma soprattutto il rumore di video presente incomincio a gongolare mormorando “Viva ! Viva il Full Frame !!”. Ma è quando imposto Hi1 e sparo uno scatto alla fotonica sensibilità di 12800 ISO  che la macchina incomincia a dimostrare tutti gli Euri (e sono tanti) che costa.

E devo aspettare qualche giorno prima di metterla alla prova con luce naturale. In condizione pessime in entrambi i casi, pieno sole a mezzogiorno al primo giro, nebbia e brutto tempo il secondo. Le due sessioni di scatti sono state fatte con l’AF-S 24-85mm f3.5/5.6 ED VR del kit e con il Tamron SP AF70-200mm f2.8. La macchina impostata in Modo A o M, Auto ISO sempre, casco ben allacciato e luci accese anche di giorno.

La prima considerazione è che bisogna tenere a mente che la copertura del View Finder per la D600 è (quasi) il 100%, quindi, come dire, ciò che si vede è. Con la D7000 o in genere il formato DX molte volte quando vedevo qualcosa tagliato nel mirino scattavo ugualmente senza ricomporre sapendo che il frame in uscita era più grande e mi avrebbe perdonato. Qui è meglio fare un passo indietro e ricomporre.

Per il resto, a parte per ora la mancanza del battery grip che trovo comodissimo ed indispensabile, visto che i due corpi macchina sono così simili, mi sembra di aver scattato da sempre con la Nikon D600, trovo i pulsanti al volo anche senza aver letto il manuale (prometto che lo farò). Unico appunto, al tatto tutti i pulsanti sembrano un po’ plasticosi e si fa un po’ fatica a percepire il “click”. Anche il pulsante di scatto è un po’ più, come dire … spugnoso.

(Nikkor) 24mm – f3.5 – 1/80 – ISO250

Ma a parte queste sciocchezze andiamo alla cose che contano, cioè la qualità di immagine. Una parola sola: SPETTACOLARE !

Il dettaglio è impressionate sopratutto per una persona che come me non ha mai avuto in mano corpi macchina professionali. E insieme al dettaglio è spettacolare la gamma dinamica e i colori che riesce a produrre. Le immagini anche in condizioni di luce cattive sono sempre vive, quasi tridimensionali, mai piatte. Io scatto sempre in RAW non ho nemmeno considerato per ora l’output in JPEG e il file caricati in LightRoom hanno davvero bisogno di una piccolissima post per passare da eccezionali a superlative.

La capacità della D600 di gestire sensibilità ISO fotoniche prende ancora più valore scattando per strada. Riuscire a scattare un cartellone sotto un portico buio a 4500ISO e vedere rumore video solo andando a spingere in post il contrasto a +50 è assolutamente incredibile.

L’autofocus è figlio del sistema che equipaggia la D7000 e che come ben si sa non è il suo punto di forza. Nella D600 la prima impressione è che Nikon l’abbia migliorato parecchio rendendolo più preciso ed affidabile. Anche in condizioni di scarsa luminosità non è perfetto, ma sicuramente migliore della D7000. E’ stata cambiata anche la logica di gestione dell’AF sulla macchina rendendola più chiara. Anche qui un appunto, con il Tamron non sono riuscito ad usare l’AF in inseguimento, ma temo sia un problema mio dovuto al fatto che NON HO LETTO IL MANUALE !

Le prestazioni dell’esposimetro sono in linea con la filosofia Nikon: per me Matrix tende a sovraesporre, lo faceva sulla D40X, sulla D7000 e ora sulla D600, di conseguenza continuo come ho sempre fatto a correggere l’esposizione di -0.3 / -0.7 EV.

Molta gente è spaventata dalla dimensione dei file RAW prodotti dalla macchinetta (parliamo di 26-29 Mb a colpo in RAW 14bit compresso lossless): beh sulle SHDC SanDisk 16Gb Classe 10 non ho avuto problemi nemmeno in raffica. Anche per quanto riguarda l’editing non mi sembra che il mio PC (che non è sicuramente HighEnd: è un portatile Core 2 Duo con 8Gb di RAM) sia andato in crisi. Insomma ci sono molti modi, anche su Photoshop, di contenere a livelli accettabili la dimensione dei file.

Ah … si apprezza tanto il salto da DX a FX quando usavi lenti FX su DX (è contorto ma importante)?  Oh si ragazzi ci dovete fare l’occhio …. montato 5 minuti l’AF-D 85mm f1.8 e mi sembrava cortissimo :)

Insomma dopo circa 130 scatti posso dirvi che la Nikon D600 è una fotocamera eccezionale e che non vedo l’ora di metterla alla prova in quello che amo di più e cioè il ritratto !

(Nikkor) 85mm – f4.5 – 1/80 – ISO220

(Nikkor) 24mm – f3.5 – 1/80 – ISO180

(Nikkor) 24mm – f4.5 – 1/80 – ISO320

(Tamron) 200mm – f2.8 – 1/250 – ISO200

(Nikkor) 70mm – f4.5 – 1/100 – ISO4500

(Tamron) 200mm – f2.8 – 1/250 – ISO500

IL FATTORE “POLVERE”

Morite tutti dalla voglia di sapere se la nostra D600 soffre del famigerato anomalo accumulo di polvere sul sensore vero?

Probabilmente si, ho fatto dopo circa 30 scatti il test famoso “f22 contro parete bianca” ed erano visibile in alto a destra e a sinistra circa 5 spot direi con discreta sicurezza dovuti a polvere e non olio. Allora chiariamo “visibile” : a f22 nel RAW sono percettibili, per vederli bisogna crankare contrast e clarity a +100 che sono ovviamente condizioni anomale. Al che ho messo la macchina in Mirror-Up e ho dato un paio di colpi di pompetta e rifatto il test. Resistevano 3 spot due in alto a sinistra e 1 in alto a destra. Da qui in poi mi sono preoccupato di scattare fotografie …

Nel test di ieri a sia a f8 che a f11 contro un cielo completamente bianco non era visibile nessuno spot apprezzabile.  Per carità sono solo 130 scatti, il problema può peggiorare di brutto,  ho due shooting nel prossimo weekend e un matrimonio il 2 febbraio. Credo che dopo questi tre impegni potrò dire la mia seriamente; ma visto che sui forum si leggono cose tipo “L’ho presa venerdi e lunedì l’ho riportata al negoziante” o “ho fatto due scatti in negozio su 3o esemplari e facevano tutte schifo” direi che sono soddisfatto …

Ma io scatto prevalentamente a tutta apertura, adoro lo sfocato, uso diaframmi molto chiusi solo in studio, per me diventerà un problema  solo quando avrò grossi e visibili spot in aree sensibili nelle mie condizioni di scatto … io del test a f22 con clarity e e contrast a +100, come disse il Gerarca Barbagli appena sbarcato su Marte me ne frego. Quando arriverò a questa situazione e non riuscirò a risolvere la cosa con una pompetta manderò la D600 a LTR per una pulizia. Magari voi non vi ricordate, ma io si, sulla D40X non c’era nessun filtro passa alto per la pulizia del sensore e LightRoom era alla 1.2. Io ho avuto spot da polvere sul sensore dalla seconda settimana e pazientemente li toglievo con LR, e lo facevano tutti perchè era praticamente la norma.

Tra l’altro nota per “quelli che si passano la giornata su Photoshop a togliere la forfora della D600″ se usate LR lo potete fare in batch visto che gli spot sono sempre nello stesso punto …

Vi terrò aggiornati e dopo averla provata continuo a sostenere la mia tesi: fa foto eccezionali e questo è quello che conta.

(Tamron) 122mm – f2.8 – 1/250 – ISO560

30 dicembre 2012

[EARLY REVIEW] Tamron SP AF70-200mm f2.8 Di LD(IF) MACRO … per gli amici Mimmo …

In questi mesi ho vissuto di rendita; un mio collega è possessore non ben specificato (nel senso che non ho mai avuto l’onore di vedere una sua fotografia) di un Nikkor AF-D 80-200mm f2.8 ED serie Bi-Ghiera, lente fantasmagorica. Le ho provate tutte per farmelo vendere, compresa la valigetta di Pulp Fiction quella che non sai quello che c’è dentro, ma quando la apri … oooooh … ma niente da fare.

A questo punto mi serviva un piano B. Ma andiamo con ordine: Guido che te ne fai di un ottica Zoom così lunga e così veloce ? Ritratto signori, soprattutto ritratto in situazioni dove poter cambiare al volo di focale è determinante, tipo: matrimoni, shooting in stanze piccole, shooting in condizioni sfavorevoli. Ripentendo il mantra “mai fotografare una donna con meno di 50mm” [smettete di ridere non sto ammiccando], la prima ottica zoom disponibile è il 70-200mm (o il vecchio 80-200). Se avete un minimo di idea di prezzi sapete che costano un botto, che scegliate Nikkor o Sigma passiamo il 1.500 Euro. Oppure pensare ad un’ottica usata tipo il Nikkor 80-200 (bighiera) intorno ai 850- 1000.

E il Tamron SP AF70-200mm f2.8 a 650 (con garanzia Italiana) ?

I miei piccoli Padwan si chiederanno: dov’è il trucco ?

E’ la stessa cosa che mi sono chiesto io, quindi mi sono rivolto alla Bibbia per Fotografi Digitali che è dPreview che segnalava la lente come “Recommended”. Bene procediamo allora con l’acquisto.

ACQUISTO, GALAXIA E I TEMPI DI CONSEGNA

Abbiamo acquistato il Tamron da Galaxia, che proponeva il prezzo minore comprensivo della garanzia Italia PolyPhoto. Ora non possiamo dirci scontenti di Galaxia, i tempi di consegna sono stati rispettati, il pacco è arrivato integro, l’obbiettivo ok, solo trovo difficile da accettare che nel 2012 un prodotto dichiarato disponibile sul sito venga spedito dopo 10 gg, come trovo poco serio che pagando con PayPal (che garantisce sia il venditore che il compratore) il processo non parta subito, ma Galaxia attenda 3 giorni per dichiarare l’ordine pagato. Trovo sarebbe più serio che Galaxia dichiarasse che il bene è disponibile da fornitore esterno e che loro hanno bisogno di circa 5 gg lavorativi per riceverlo e spedirlo … tutto qui.

PACKAGING E PRIME IMPRESSIONI

La scatola è grande, maledettamente grande ! All’interno insieme alle garanzie e manuale c’è anche la lente, dentro una custodia morbida. Niente a che vedere con la custodia rigida del Nikkor 80-200 bighiera, ma sicuramente più utilizzabile e più adatta all’impacchettamento in zaino o borsa. Spacchettato il Tamron 70-200 a prima vista è più “plasticoso” dei suoi fratelli di marca, ma pesa il giusto (me l’ero immaginato più leggero): pochi fronzoli, nessuno switch (il passaggio da Autofocus a Manuale è attraverso un meccanismo a scatto della ghiera del fuoco di cui parleremo), l’anello con la staffa per cavalletto o monipiede è bella robusta. Insomma alla fine è piacevole è sembra un obbiettivo ben fatto. Ah il paraluce … il paraluce in dotazione è enorme, tanto che una volta agganciato si fa un pò fatica ad andare a togliere il tappo dell’obbiettivo.

Montato sulla D7000 dà una sensazione completamente diversa dall’80-200 sembra più pesante e più sbilanciato in avanti, ma credo basti abituarsi un attimo.

@135mm – f5.6

IMPRESSIONI D’USO

Dobbiamo aspettare qualche giorno per provarlo, tra il Natale, tra il brutto tempo. Quando finalmente usciamo possiamo ricavarne qualche impressione concreta.

Sulla Nikon D7000 è un’ottica parecchio lunga e sommato al peso e alla mia scarsa abitudine fa in modo che a 200mm il tempo di sicurezza non possa scendere sotto 1/320 (200mm x 1.5 = 300)

- Nitidezza e Contrasto

Ottima direi, ovviamente a Full Zoom e/o tutta apertura diventa un po’ più morbido, ma per esempio a 135mm e f5.6 incomincia a diventare una bella lama. Io sono un amante dello sfocato e dei diaframmi apertissimi e devo essere sincero è la cosa che lì per lì mi ha lasciato un attimo perplesso. A tutta apertura ha uno sfocato completamente diverso dall’80-200 più morbido per così dire, che a prima vista si avvicina di più all’Iris Blur di Photoshop che a quello del Nikkor o che ne so dell’85 f1.8. Non ho detto che non mi piace, ho detto che è diverso e  ci devo fare l’occhio. In ogni caso stiamo parlando di un utilizzo con APS-C, sarebbe bello vederlo anche su Full Frame.

@145mm – f2.8

@135mm – f8

@200mm – f8

Visto che la dicitura recita MACRO, abbiamo provato al volo anche quello (soprattutto Ursula). Mette a fuoco a 90cm a 200mm di focale, ottimo anche questo !

@200mm – f5.6

- Autofocus

L’autofocus è segnalato da tutti come il punto debole di quest’ottica. Allora non è un fulmine di guerra e non sempre è precisissimo, ma probabilmente ci mette del suo anche la D7000 che notariamente non è il top come sistema AF. Per le cose che devo fare io (ritratto) non mi porta problemi, credo che per la fotografia sportiva dove conta la velocità, soprattutto con l’AF continuo, questo Tamron non faccia per voi. Ah … va parecchio in crisi in condizioni di scarsa luminosità, sappiatelo. Veniamo invece al meccanismo di fuoco manuale: sulla carta è comodissimo, tiri la ghiera del fuoco verso di te e passi a fuoco manuale; peccato che non sempre, anzi spesso non aggancia la ghiera del meccanismo, rimanendo diciamo a metà. E’ come avere un cambio sulla macchina senza sincronizzatore, dovete ruotare la ghiera, sentire quando aggancia e poi fargli fare lo scatto … insomma poteva funzionare meglio.

CONCLUSIONI

Consigliato, anzi consigliatissimo. Se avete bisogno di uno zoom 70-200 veloce e Nikkor e Sigma sono fuori budget, non pensateci su, il Tamron fa per voi. Alla fine è ben costruito, e la cosa che conta di più, cioè la qualità dell’immagine è ottima, insomma il rapporto Q/P è notevole. Alla prova dei fatti non mi ha fatto, per ora, rimpiangere il più blasonato 80-200 Nikkor bi-ghiera.

Se lo prendete sappiate che: a Full Zoom e/o tutta apertura è un po’ morbido, l’autofocus è lento. Se per questo per voi non è un problema, buon divertimento :)

@200mm – f2.8

 

19 dicembre 2012

Il tempo vola quando ci si diverte …

CHE FINE HAI FATTO ?

London: Millenium Bridge

L’ultimo mese è stato piuttosto impegnativo: nel giro di 15 giorni tra metà novembre e dicembre mi sono trovato a rimbalzare tra Cardiff, Londra e Roma, con il piccolo inconveniente di rimanere tra Londra e Roma senza macchina fotografica. Poi tanti progetti a cui in un modo o nell’altro da un senso e una fine, Natale in arrivo, uno shooting spettacolare e qualche altra cosina, ma vediamo di andare con ordine :)

LA NIKON D7000 ROTTA E L’ASSISTENZA NITAL/LTR

La mia Nikon D7000 a Londra è caduta da 50cm d’altezza toccando rovinosamente terra con la slitta del flash. Il risultato della botta è che ha smesso di riconoscere le ottiche con la ghiera diaframmi (AF-D 50mm, 60mm, 85mm, 80-200mm per capirci) dichiarando testardamente fEE nel display. L’errore fEE significa semplicemente che la ghiera diaframmi dell’obbiettivo non è bloccata a massima apertura, quando questo è bloccato e la macchina continua a segnalare l’errore palesemente c’è qualcosa che non va.

Dopo un breve colloquio telefonico con il call-center LTR che si occupa delle riparazioni in garanzia Nital in Italia ho consegnato loro la macchina. Sono onesto, mi sono guardato dal dirgli che la macchina era caduta, ma i segni della botta erano più che evidenti, decidendo a priori che se avessero ritenuto che il guasto derivava dalla botta avrei pagato senza fiatare.

Ma mi è andata benissimo :) LTR mi ha restituito nei tempi dichiarati la mia macchinetta, riparata, pulita e persino con il firmware aggiornato e senza pagare una lira ! … che posso dirvi … Buona Natale :)

Eleanor Turner @ Cardiff

ROMA SENZA DSLR = IPHONE PHOTOGRAPHY !

Mi sono trovato a Roma senza la D7000 e quindi ho ripiegato sull’iPhone, per dimostrare  e dimostrarmi una volta per tutte che una buona foto la fa il fotografo e non la macchina fotografica. Ho usato l’App di iOS6 e un’altra che si chiama Pro Camera e tanto, tantissimo la funzione HDR. Poi ovviamente editing su LightRoom.

Usare l’iPhone equivale ad usare una compatta “punta e scatta”: nessun controllo, impossibile usare lo zoom, quindi ritorni ai fondamentali, a curare meglio la composizione e il soggetto, a spostarti nel punto giusto per fare la foto invece di ruotare la ghiera dello zoom. Dopo qualche ora ci prendi la mano e passi da “foto da vacanza” a “foto seria” e devo dire … il risultato non mi è dispiaciuto affatto. Insomma vuoi mettere quanto si viaggia più leggeri ??

Riflessi del Colosseo

Colosseo

GEAR UP

Sono mesi che faccio la corte al Nikkor AF-D 80-200mm f2.8 del mio collega promettendogli anche or0, piaceri e paradisi mussulmani pur che se ne separi. Visto che non cede ho ripiegato sull’economico ma dal grande rapporto qualità/prezzo Tamron 70-200 f2.8. E’ in arrivo, vi farò resoconto completo :) Fa già parte della scuderia un fantastico fondale 3×6 metri in tessuto, colore grigio 50% !

VANJA

85mm – f2.8 – 1/125 – ISO 200

Lo shooting del rientro, quello con la D7000 riparata, dopo più di un mese di astinenza da ritratto in studio, ha visto come protagonista Vanja, protagonista davvero.

Avevo in mente per lei una serie di scatti che trovavo fossero adatti, pur conoscendola davvero poco, all’idea che mi ero fatto di lei, un po’ rock, un po’ grunge, grintosa ma molto femminile. Le ho proposto questa idea insieme al “scattiamo su sfondo grigio e poi ti ambienterò in composizione in posti tipo garage, post industriale  ecc …” e lei ha accettato :)

La mattina non è partita benissimo, tra sveglie saltate, problemi con il Tethered Capture e un po’ di ruggine; ma dopo mezz’ora siamo andati tutti in temperatura e come capita spesso le cose hanno preso a girare per il verso giusto. Più che altro, Vanja che come altre ragazze che ho fotografato non aveva mai posato prima, è entrata nel giusto mood, ha preso a divertirsi e si è calata nella parte, restituendomi quella grinta e femminilità nello sguardo e nell’atteggiamento che mi ero immaginato.

E’ estremamente gratificante per me lavorare con donne che non si sono mai trovate davanti ad un obbiettivo seriamente, provare a guidarle e farle sentire a proprio agio, farle divertire ed avere in cambio scatti di una qualità incredibile come quelli di domenica.

Vanja poi ci ha stupiti, mostrando una sicurezza di sé e un’intelligenza che non è davvero comune nei nostri posti (ne ho parlato a lungo in questo post) prendendo in mano la sessione e girandola verso scatti più glamour (li troverete man mano che verranno editati sul nostro sito).

Insomma è stato un rientro col botto :D Il team con Camilla e Silvana si sta oliando e funziona al meglio (nonostante i postumi del sabato sera …) e man mano che costruiamo esperienza la qualità di quello che facciamo è sempre più alta.

Nota tecnica: la sostituzione delle sfondo nelle foto che vedete molto spesso è stata portata a casa utilizzando una caratteristica dello scattare su sfondo grigio 50%. In sostanza il Layer su Photoshop dove è presente lo sfondo che avete scelto utilizza come Blending Mode il modo Soft Light. A quel punto a voi non resta che mascherare via la modella dallo sfondo … vabbè vi metto giù un tutorial … se il 21 dicembre arriva Niburu però mi sa che morirete col dubbio !

85mm – f8 – 1/125 – ISO200

 

13 novembre 2012

On Assignment: Take you time …

Un teaser per la presentazione di un arpa elettroacustica … cosa fare ? La tentazione di rompere gli schemi altissima … è l’idea di proporre qualcosa di veramente diverso alla “o la và o la spacca”.

Se dovevo esagerare allora tanto valeva esagerare per davvero, ma esagerare con classe e gusto. C’è un pezzo dei Radiohead che da quando collaboro con Salvi Harps mi immagino suonato con l’arpa, me lo immaginavo come se l’avessi già sentito e allora perchè non provarci una volta per davvero ?

Chiamo Michela Marcacci le spiego la mia idea e le mando via e-mail l’mp3 di “Everything in its right place” da Kid-A. Ci rivediamo dopo un paio di settimane e ci confrontiamo su come realizzare cosa ho in mente. La mia idea è quella di registrare un arpa e usare su quelle registrazioni le comuni tecniche che si utilizzano nelle produzioni di musica leggera: sovraincisioni, effetti, loop, nel tentativo di ricreare il più possibile l’atmosfera eterea e nello stesso tempo claustrofobica del pezzo originale.

Registriamo tutto in un paio d’ore con lo Zoom H4n. Il piccolo registratore portatile è prodigioso: registra a 24bit e 48Khz ma non solo, fornisce l’alimentazione phantom +48v necessaria all’arpa, il click e il monitoraggio per Michela. Arrivato a casa spostare i file dal SD Card al PC è un attimo e in 10 minuti è tutto su Pro Tools.

Michela ha registrato più volte sia il brano intero che le singole parti, dandomi la possibilità di usare esecuzioni diverse aperte in stereo con effetti diversi (tra cui anche il Phaser e LFO by Moogfooger). Una bella cassa in 4 di una batteria elettronica e master del tutto con iZotope Ozone  per tirare fuori la compattezza e la botta che mi interessava.

Ora tocca alla parte video. Parto dall’idea di filmare particolari lontani dal mondo classico dell’arpa e più del mondo degli studi di registrazione e dell’audio professionale. Ovviamente decido di girare tutto con la Nikon D7000 e la scelta dell’obbiettivo cade sul 60mm MICRO di Ursula. Saranno tutti close-up chiusissimi ! Decido di filmare parte con la camera a mano parte col monopiede; fuoco fisso massima apertura e facendo oscillare leggermente la camera avanti e indietro per cambiare continuamente il piano di fuoco. Giro a 1080p@24 (tradotto diaframma a massima apertura e shutter speed 1/50, regolando l’esposizione gestendo gli ISO).

Giro circa 78 clips tra i 5 e 20 secondi (totale circa 4Gb di video) e sono soddisfatto. La Nikon restituisce i clip in formato H.264 che come ben sapete non è formato da editing video, quindi li transcodifico in Avid DNxHD a 10bit. Totale transcodificato 30Gb ! [come detto l'editing video HD è roba da PC veri].

Parto così con il montaggio. Vedendo i Radiohead dal vivo a settembre a Codroipo ero rimasto davvero colpito dall’uso dei ledwall durante il concerto, non tanto perchè fossero sempre in movimento, ma perchè le immagini cambiavano in continuazione passando da schermo a schermo. Allora decido che voglio provare ad imitare anche io quell’effetto.

Creo quindi 4 Sequenze separate su Premiere Pro CS6 che confluiranno in una sequenza master divisa in 4. Monto i clip in modo piuttosto randomico usando frammenti cortissimi e transizioni in entrata e uscita di circa 12 frame. Mi rendo anche conto che che alcune delle sequenze che voglio usare soffrono davvero di tantissimo camera shake .Dovrei stabilizzarle ma sono a 36 ore dalla consegna e non posso fare un buon lavoro quindi opto per il ” … i clip molto mossi sono una scelta artistica :P ”.

Riesco a chiudere il montaggio di 1 minuto in maniera soddisfacente quanto mancano 24 ore alla consegna. C’è ancora da fare tutta la color correction (da qui  in poi “Grading“) e l’animazione del logo finale oltre al delivery …

Decido di tirare avanti anche se sia alla decima ora davanti al PC e incomincio a passare le sequenze su SpeedGrade per il Grading facendo un errore piuttosto banale … quando si è stanchi bisogna smettere.

Passo due ore per correggere il colore di due sequenze e la mattina successiva dopo averle riviste rifaccio il lavoro da capo. Devo però dire che SpeedGrade è fenomenale. Se avete un minimo di idea di come si gestisce il colore con un sistema 3 wheel diventa facile intuitivo, e decisamente produttivo. In 4 ore di lavoro serio il Grading è finito (senza effetti speciali di mascheratura o cose esoteriche, ma cmq fatto cristianamente).

Ormai siamo a 2 ore dalla consegna … faccio l’inventario dei tempi macchina … preparo una banalissima animazione sul logo Salvi con After Effects e poi passo tutto su Media Encoder per il rendering finale che sarà ospitato da YouTube. Ah ho tralasciato di dirvi che il media di scambio per l’andata e ritorno da SpeedGrade sono fotogrammi singoli in formato DPX a 10bit (8Mb a frame) … insomma 40gb di roba …

E alla fine questo è il risultato finale:

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