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29 aprile 2013

Frequency Separation [UPDATED]

Hope-for-Frequency-Separation-AFTER-CLOSEUP-sm-556x600

by Julia Kuzmneko

Riparliamo di Frequency Separation dopo averne parlato qui. Devo ammettere che è una tecnica di fotoritocco del ritratto che mi aveva subito appassionato, per poi abbandonarla perchè alla fine non ottenevo gli stessi risultati che con l’accoppiata Heal Brush + Pixel Dodge&Burn (per il Dodge&Burn potete andare invece qui). I risultati sono sicuramente soddisfacenti, ma c’era tutta una serie di cose che non riuscivo a risolvere.

La soluzione a tutti i problemi miei piccoli padawan è studiare, studiare, provare, provare e vedere più persone possibili risolvere i tuoi problemi. Ed è qui che arriva Calvin Hollywood che in questo tutorial, “vende” una tecnica di split frequency che non è sua ma di Natalia Taffarel. Quindi io ora vi vendo una nuova tecnica di Frequency Separation come la racconta Calvin Hollywood che l’ha imparata da Natalia Taffarel.

STEP 1.

Prendete il Layer da cui volete partire e duplicatelo 3 volte: una copia è di backup, le altre due sono le copie di lavoro. Rinominatele dal basso verso l’alto in “COLOR” e “DETAILS“, oppure “TONE” e “TEXTURE”, oppure “COLORI” e “DETTAGLIO” oppure “QUI” e “QUO”, “PIPPO” e “PLUTO”, “SU” e “GIU”, insomma rinominatele un po’ come diavolo volete basta che sappiate cosa state facendo !

Nel precedente tutorial scrissi “LOW” e “HIGH”, credo che scrivere invece “COLOR” e “DETAILS” o “COLOR” e “TEXTURE” sia più chiaro. Riassumendo, la Frequency Separation è una tecnica che mira a separare toni e colori della pelle dalla trama della stessa, per poter intervenire separatamente su di essi.

STEP2.

Lasciate visibile solo il Layer “COLOR” e applicate il Filtro “Gaussian Blur” con un raggio (consigliato) di 9,4 pixel.

STEP3.

Fate tornare visibile il Layer “DETAILS” e dal Menu Image -> Adjustment scegliete Brightness / Contrast: regolate il contrasto su -50 e spuntate “Legacy” [Importante ... se non spuntate "Legacy" non funziona ...]. Questo passaggio annulla e sostituisce il passaggio attraverso “Apply Image” del precendente tutorial con due vantaggi: ha lo stesso risultato, non cambia a seconda che l’immagine sia a 16 o 8 bit.

STEP4.

Applicate al Layer “DETAILS” il filtro High Pass con raggio 9,4 pixel (o se l’avete cambiato con quello che avete usato con Gaussian Blur sul layer “COLOR”)

STEP5.

Cambiate il Blending Mode del Layer “DETAILS” in “Linear Light“. Voilà fatto !

STEP BONUS FIGHISSIMO.

Create un Layer vuoto e piazzatelo in mezzo agli altri due chiamate “à la CalvinHollywood” “MAGIC” :) Poi vi spiego a che serve …

COME SI USA LA SPLIT FREQUENCY (updated)

In modo molto semplice.  Ora potete agire su trama della pelle e colore in modo distinto, ma usando lo stesso strumento: Heal Brush con Hardness su 10o% e impostato su “Current Layer“. Potrete notare che quando lavorate sul livello “DETAILS” correggete la trama lasciando immutato il colore e al contrario sul Layer “COLOR” correggete il colore per lasciare la trama intatta. Figo vero ??

Ma a cosa serve il Layer “MAGIC” ?

Immginate di avere una zona di pelle con una macchia scura da rimuovere. Potreste farlo con il Patch Tool, ma andate a distruggere la trama. Clone Stamp Tool ? Idem … Heal Brush ? Non ne usciti vivi …

Se invece voi prendete un pennello morbido impostate Opacity & Flow a 30%, campionate una zona di colore della pelle che vi sembra adatta, e andate a pennellare sul layer “MAGIC” sulla zona da correggere.

La MAGIA sta nel vedere che il colore va ad aggiungersi naturalmente sulla pelle come un pennello correttore di una truccatrice, miscelandosi naturalmente con il colore originale, ma soprattutto la trama della pelle rimane intatta.

Questo perchè vi ricordo che voi avete separato COLORE da TRAMA e il layer MAGIC essendo a metà sta SOPRA il colore ma SOTTO la trama che quindi non andate a toccare.

Figo no ??

Questa tecnica permette di gestire in modo molto più efficiente il ritocco della pelle. E’ possible per esempio eliminare il livello di Pixel Dodge&Burn sicuramente più difficile da gestire e più dispendiosa a livello di tempo. Il dodge&burn soprattutto se fatto sul livello Grigio Neutro 50% – Blending Mode Soft Light porta in grosse quantità ad incidere pesantemente sul colore della pelle che non è mai un bene.

Altro vantaggio è quello di poter campionare per correggere trama o colore anche zone “buone” molto distanti dal punto che volete correggere, tanto come detto più volte la trama è acolore e il colore è atrama :)

Provateci, vedrete che è una tecnica ottima :) Se avete bisogno io sono qui eh … anzi date un occhiata al video qui sotto che vi faccio vedere al volo come si fa :)

22 marzo 2013

RETOUCH

Siamo tornati !

Ci abbiamo messo un po’ causa vicissitudini informatiche (mancanza di un PC con le caratteristiche necessarie diciamo) e forse avete pensato che avessimo smesso di produrre video tutorial, ma invece eccoci qua, come l’erba cattiva non moriamo mai :)

E torniamo alla grande ! Abbiamo registrato i 50 minuti di un Beauty Retouch su una delle Stock Photo di Digital Photos Retouching, per illustrarvi quale potrebbe essere un workflow prototipico per il ritocco completo di un ritratto. Non è un lavoro fantasmagorico e nemmeno il migliore che abbiamo fatto è semplicemente un esempio :)

Il tutto è stato compresso in soli 15 minuti, il giusto per darvi un’idea di come funzionano certe cose, ma il dettaglio di tecniche mostrato è ampio. Ecco elencato tutto quello che ci potrete trovare:

- Utilizzo degli Smart Object

- Utilizzo avanzato dei Layers e dei Blending Mode per contenere a livelli accettabili la dimensione del file

- Frequency Separation per la gestione delle imperfezioni e dello Smoothing della pelle

- Dodge & Burn a livello (quasi pixel) e globale

- Utilizzo di Templates, Custom Brushes e Actions

- Utilizzo di plugins aggiuntivi

Spero che il video possa destare la vostra curiosità e come sempre vi ricordiamo che siamo disponibili per qualsiasi tipo di formazione, da quella Uno ad Uno ai Workshop :)

10 febbraio 2013

Qualche idea per darvi una mano a gestire le modelle.

DSCN4485Mi sono divertita a scassare :)

Questa frase mi ha fatto piacere più di mille complimenti per una foto be riuscita :) Allora oggi vi racconto due cose dell’esperienza fatta nell’ultimo anno scattando per lo più ritratto e molto spesso con ragazze diverse di volta in volta.

LA SCELTA DELLA MODELLA

La maggior parte delle ragazze che hanno lavorato con noi, non avevano mai posato prima. E’ una scelta che è stata fatta quando siamo partiti, dettata da alcune considerazioni. La prima è di non essere tecnicamente preparati e di avere la necessaria esperienza per gestire una modella professionista. Il primo consiglio che posso darvi è, quando decidete di intraprendere la carriera del ritrattista, di incominciare con fidanzate e amiche. Personalmente io vi sconsiglierei la fidanzata, per un sacco di motivi, non ultimo il fatto che molto probabilmente tenderebbe ad essere ipercritica nei confronti del vostro lavoro, e se siete alle prime armi rischiate di venire affossati subito.

Il mio consiglio è rivolgervi in prima istanza a colleghe e amiche … poi il giro si allarga da solo.

Dopo qualche sessione, vi renderete conto di cosa vi piace e cosa no, e di cosa vi aspettate per i vostri scatti, e da lì per i vostri lavori personali incomincerete a scegliere la modella secondo le caratteristiche che vi servono.

Evitate di buttarvi per le prime volte a capofitto in sessioni di nudo o glamour, ne parleremo più avanti, ma sono molto complicate ed avete bisogno di esperienza nel gestire le sessioni diciamo, “normali”.

PRIMA DELLA SESSIONE

Cercate di conoscere la vostra modella e di capire i suoi gusti. Mostratele il vostro portfolio in modo che lei capisca qual è il vostro stile e quindi il probabile risultato finale. Tenetevi un database di scatti che vi piacerebbe fare sul vostro PC. Insomma salvatevi grandi scatti di grandi fotografi e provate ad imitarli, non c’è nulla di male, si impara riproponendo lavori altrui e serve per piano piano creare il vostro stile. Proponete quindi gli scatti che vi piacciono; ovviamente non tutti piaceranno alla modella, ma sicuramente qualcuno lo troverete e capirete anche qual è il suo “genere”

In ogni caso reperire informazioni ora è più semplice; per esempio basta curiosare sul profilo facebook. Cercate di arrivare al giorno dello scatto preparati, con in mente scatti da fare e pose da usare, un minimo di idea di come mettere le luci. Nel limite del possibile, soprattutto se avete la fortuna di avere con voi una Make Up Artist, cercate di arrivare con un’idea di massima anche del trucco.

LA SESSIONE

E qui il gioco si fa duro :)

_LMU6479STEP 01: Se conoscete la ragazza siete un passo avanti, se non la conoscete invece avete mezz’ora – un’ora (il tempo di preparare il set e che la MUA trucchi la ragazza) per cercare di sviluppare un minimo di empatia. Siate cordiali, simpatici senza fare i clown, parlate del più e del meno e cercate di fare in modo che sia lei a guidarvi nei discorsi. Fate di tutto per farle sentire che è la protagonista assoluta della giornata. Scegliete insieme i vestiti che userà e di conseguenza decidete il trucco definitivamente. Molto spesso le ragazze, anche se hanno professato per intere settimane di voler tenere per gli scatti un profilo basso, arrivano con un trolley di roba e va tutto a vostro vantaggio, perchè sicuramente troverete qualcosa di adatto a quello che avete in mente. Lasciate in ogni caso che la modella scelga i vestiti con cui si sente più a suo agio, almeno all’inizio.

Ah ecco, due parole sull’ambiente. Cercate di creare un ambiente confortevole e informale, fate in modo che ci sia da bere e qualcosa da mangiare, un bagno con acqua calda e un posto riservato alla modella per cambiarsi con tranquillità. Portate anche della musica :)

Quando la MUA avrà terminato il suo compito fate attenzione ai particolari. La ragazza non dirà mai apertamente che il trucco non le piace, lo dovete capire dal Non Verbale. Se sentite puzza di bruciato, fate un paio di domande a trabocchetto e vedrete che la modella esprimerà le sue perplessità. Da qui mediate, tra la sua idea e la vostra, senza assolutamente dimostrarvi irremovibili sulle vostre scelte.

STEP02:

_LMU6930Per i primi scatti scegliete qualcosa di semplice, sia per il setup luci che per le pose. Il mio primo set luci è ormai questo: beauty dish alto di fronte alla modella e l’EzyBox 24″ come fill-light in basso leggermente a sinistra. Questo disegno luci ha due vantaggi, è molto semplice da gestire, ma soprattutto è quello che più di tutti minimizza i difetti della pelle della ragazza. Di conseguenza, pur se la mia lente preferita per il ritratto in studio è l’85mm f1.8 per i primi scatti uso ormai sempre il 70-200 f2.8 partendo da circa 135mm. Perchè,  vi chiederete: semplice perchè più l’ottica è lunga più la ragazza uscirà bene nelle foto e il mio goal nei primi 10-20 scatti è quello di guadagnarmi la fiducia della modella, soprattutto se è la nostra “prima volta” :)

STEP03:

Le pose …

La riuscita di un ritratto dipende al 90% dalle pose e dalla luce, e se state lavorando con una modella non professionista entrambe dipendono da voi. Quindi se volete fare ritratto, imparate come si fa a mettere in posa. Vi consiglio spassionatamente di vedervi e rivedervi i video di Gerry Ghionis su Kelby Training o gli eventi Creative Live di Sue Bryce. Imparate “a specchiare” le pose (‘fanculo la virilità, siate sexy e femminili’), imparate a far mettere in posa la modella senza parlare, solo con i vostri gesti. Se pensate che la tecnica da imparare nella gestione delle luci sia tanta e ardua, non è niente rispetto l’arte della posa. Riguardatevi i quadri rinascimentali, milioni di fotografie, leggete ogni libro, destrutturate ogni foto, insomma fate un tool box di strumenti e pose per fare in modo di trovare una soluzione per ogni ragazza.

Durante i primi scatti, le ragazze sono sempre molto tese, voi siate cordiali, simpatici e soprattutto pazienti, cercate di sdramattizare il più possibile. Anche se la posa non è perfetta fate qualche scatto, e intanto correggete le cose che non vanno. Alla prima foto veramente riuscita, mostratela alla ragazza.

Questo è IMPORTANTISSIMO, E’ FONDAMENTALE: rinforzate sempre positivamente la modella. Ditele spesso che è si sta comportando bene, che la posa è perfetta, che quella è proprio l’espressione che cercavate. Ditele spesso che con quel vestito e in quella posa è bellissima, che quella era proprio la foto che volevate scattare. Cercate invece di evitare stronzate da macho di serie B tipo “Dolcezza”, “Tesoro”, “Bellezza” e puttanate simili, vi rendereste solo falsi e ridicoli.

DSCN5046Durante la sessione molto spesso qualcosa non funziona, dovete correggere il bilanciamento tra le luci, o il diaframma. Se per qualche motivo tecnico interrompete il ritmo degli scatti, spiegate alla ragazza cosa sta succedendo, per fare in modo di rassicurarla che non vi siete fermati per colpa sua.

Mostrare le foto alla modella durante gli scatti può essere un’arma a doppio taglio. Da un lato la ragazza vede subito il risultato e se gli scatti sono fatti bene tempo mezz’ora sarà dalla vostra parte e voi potete incominciare a fare davvero quello che volete. Fate molta attenzione che molto spesso, soprattutto con ragazze con la pelle “difficile” certe luci (soprattutto quelle drammatiche) sono impietose. Se la ragazza vede negli scatti qualche difetto molto accentuato questo può essere un rinforzo molto negativo e renderla insicura. Se succede siate molto fermi e decisi e rassicuratela che la colpa è della luce o del modo in cui avete scattato. Insomma la colpa è vostra, delle vostre scelte, rassicuratela che sono difetti che vengono eliminate in post, che state scattando in RAW e smitizzate Photoshop spiegando che principalmente serve proprio a correggere tutti quei difetti e quelle magagne che i fotografi si creano da soli … Sì lo so, ho capito. Ma certe volte orgoglio e amor proprio devono andare a farsi fottere se il risultato è giocarsi la collaborazione della modella.

E’ ovvio che poi ci siano persone con cui si lega di più e persone con cui si lega di meno, in ogni caso cercate di fare in modo che la sera la ragazza vi saluti con il sorriso e dicendovi che si è divertita, insomma alla fine siete lìper quello …

LA GESTIONE DI UNA SESSIONE DI NUDO.

Il nudo piace a tutti, ma non è detto che si sia tagliati per scattare un nudo.

Se avete le luci sistemate, la macchina a posto e una bella ragazza nuda al centro del set, voi guardando nel mirino dovete vedere la linee, la sua posa, il modo di far rendere al massimo il suo fisico, dovete vedere l’espressione, insomma, se nel mirino continuate a vedere una ragazza nuda, non è ancora arrivato il vostro tempo di fotografo glamour.

Sì sì va bene, siamo fatti di carne e quindi una certa reazione soprattutto emotiva di fronte alla vista del corpo di una donna senza vestiti è difficilmente eliminabile. Anzi io credo che, per esempio, la mia passione per il nudo passi proprio dal fatto che a me piace ed emoziona il corpo femminile e fotografarlo esprime questa mia passione. Ma visto che siamo persone e non animali siamo in grado di controllare questo aspetto e tornare a fare quello per cui siamo sul set, cioè fare buone fotografie.

GESTIONE DELLA SALA E DEL TEAM DURANTE UNA SESSIONE DI NUDO.

Non importa quanto la ragazza sia disinibita e quanto sia a suo agio, cercate di creare uno spazio dove la modella possa togliersi i vestiti e dotatevi di un accappatoio (oppure semplicemente chiedete a lei di portarselo). Decidete con lei  quante persone possono rimanere sul set. In ogni caso evitate di rimanere da soli con lei come la peste e cercate di avere un collaboratore donna. Io per mia fortuna ho la mia compagna e questo semplifica molte cose.

Adesso viene la parte complicata. Cercate di guardare la ragazza una volta svestita il meno possibile, e solo per quanto è necessario per curare la posa e le luci. Invitatela a rivestirsi con l’accappatoio se dovete modificare qualcosa sul set che ci porta via anche pochi minuti. Nel caso si svesta davanti a voi, giratevi, fate altro e non guardate, non importa che lei sia a suo agio, è una questione di rispetto. E soprattutto non avvicinatevi mai alla ragazza e inutile dirlo evitate qualsiasi tipo di contatto. Ricordatevi che per tanto sia disinibita, la ragazza è vulnerabile. Evitate ad ogni costo qualsiasi comportamento che possa risultare sconveniente. Da qui nasce l’importanza di avere una collaboratrice sul set: sarà lei, nel caso si renda necessario, a sistemare i capelli o i vestiti alla modella, sarà lei che si avvicinerà. Se volete mostrare gli scatti aspettate che la modella si vesta almeno con l’accappatoio.

Ricordatevi che le donne sono molto critiche con se stesse, se vedete che la ragazza non è contenta di uno scatto, parlatene, cercate di capire il suo punto di vista, trovate una soluzione e provate ancora … con calma e pazienza … e rinforzate, rinforzate la loro autostima sempre, sempre, sempre e comunque :)

Spero vi sia di aiuto …

24 gennaio 2013

La doppia conversione del RAW

70-200@102mm – f2.8 – 1/250 – ISO360 – EV-0.7

Vi piace ? Bel contrasto vero ? Anche i colori non sono male vero ? Beh a me piace è ovvio, l’ho fatta io ! Sarebbe strano vi mostrassi una foto che non mi piace :) Ad ogni modo, la foto è stata scattata con la Nikon D600 e il Tamron SP-AF70-200 in un freddo e piovigginante sabato, a San Luca, sui colli di Bologna. No flash,  no assistente, no pannelli … niente di niente, solo io, la D600, Eleonora, la luce diffusa del brutto tempo e il pavimento latricato di pietra a fare da gigantesco pannello riflettente. Chi ha dubbi sulla D600 spero convenga con me sulla gamma dinamica della macchina, ma andiamo avanti e arriviamo all’argomento di oggi. Guido, da dove hai tirato fuori questo contrasto ?

Con il simpatico trucco che adesso andrò a raccontarvi miei piccoli Padwan: una doppia conversione del RAW.

Non mi ricordo bene da chi ho visto per la prima volta questa cosa: Scott Kelby, Calvin Hollywood o Joel Grimes, ma sicuramente in ordine di tempo da Joel Grimes.

RICETTA PER LA DOPPIA CONVERSIONE DEL RAW.

1. Aver scattato in RAW (grazie Mr. Lapalisse)

2. Aprite il vostro RAW in Camera RAW. Se state passando da Lightroom aprite il file con l’opzione “Edit in Photoshop as Smart Object“. Se scegliete questa seconda strada per aprire Camera RAW basta fare doppio Click sul layers che viene creato.

3. Ora gestite lo sviluppo del file in un modo un po’ diverso dal solito, cercate infatti di renderla meno contrastata. Per farvi un esempio questo è come ho regolato la foto di cui sopra:

4. Ora … se avete aperto lo Smart Object da Photoshop cliccate su Ok e tanti saluti. Se invece avete aperto il RAW caricandolo direttamente in Camera RAW, fate attenzione: se non avete ancora impostato l’opzione “Open in Photoshop as Smart Object” vergognatevi e fatelo immediatamente. Se proprio non volete farlo tenete premuto SHIFT e vedrete che il tasto “Open Image” si trasforma in “Open Object” su cui dovete cliccare. In questo modo vi trovate con un Layer con il vostro RAW sviluppato come Smart Object.

5. Ora dobbiamo duplicare il nostro smart object preservandone l’integrità. Quindi NON possiamo fare un semplice “Duplicate Layer” (o CTLR+J), ma facciamo Click con tasto dx sul layer scegliendo “New Smart Object Via Copy… “. In questo modo i due layers vivono di vite separate.

6. Facendo doppio Click sul layer copia riapriamo Camera RAW e andiamo dritto per dritto alla scheda “HSL/Grayscale” senza toccare nient’altro.

7. Attivate l’opzione “Convert to Grayscale“. Ora scurite i toni dell’incarnato (senza esagerare) corregendo in negativo i canali Red, Orange e Yellow. In figura l’esempio:

8. Quando siete soddisfatti (beati voi) cliccate Ok e tornate su Photoshop.

9. Ossignore ma ora lo foto è in bianco e nero ?? NO PANIC cambiate il Blending Mode del layer monocromatico a “Soft Light” e voilà !

10. Se il contrasto vi pare troppo nessun problema regolate l’opacity del layer “GrayScale” a piacere, nel mio caso è 75%

FATTO ??

Ora potete proseguire il vostro editing con il workflow che preferite :)

13 gennaio 2013

Me Ne Frego ! (aka Nikon D600 early review)

La Befana si porterà via anche tutte le feste, ma a noi ha recapitato la Nikon D600. Vabbè Epifania + 2 ma va bene uguale. Abbiamo deciso di prendere finalmente la D600 complici due offerte in scadenza a gennaio: il finanziamento a tasso 0 “Nikon 4 you” e l’SB-700 [che avevamo intenzione di prendere comunque per affiancarlo al nostro SB-700 titolare] in offerta da Nital. E ci siamo chiusi occhi, orecchie e cervello per resistere a tutte le voci (e le bestemmie) che normalmente accompagnano un discorso sulla D600. Il motivo per cui lo abbiamo fatto è scritto in quest’altro post.

Comunque martedì 8 gennaio la D600 è entrata a far parte del parco macchine Lite Media.

ERGONOMIA

Mi sono trovato a casa, perchè la D600 è una D7000 leggermente più grande e leggermente più pesante e con la D7000 condivide anche la stessa batteria (grazie Nikon). Vediamo le differenze: come detto è leggermente più grande e pesante, dal punto di vista dei controlli, sulla D600 finalmente trovo il blocco della ghiera dei programmi (con la D7000 mi è capitato spesso di muoverla per sbaglio. Il lato sinistro è rimasto invariato mentre è cambiato a destra il comando per il Live View visto che ora è (finalmente anche qui) presente il pulsante “Rec” per la registrazione video.

L’unica cosa che per ora mi crea qualche difficoltà è che sulla D600 sono stati invertiti i pulsanti per il controllo della profondità di campo con quello Fn rispetto alla D7000. Io sul pulsante Fn ho da sempre impostato il Menu per il controllo ISO. In queste prime uscite controllo spesso la profondità di campo … diciamo così.

Manca purtroppo il pulsante AF-ON, pazienza, lo si può configurare sull’inutile pulsante AE-L/AF-L come spiegato qui.

(Tamron) 200mm – f2.8 – 1/250 – ISO320

PRIMO CONTATTO

 Abbiamo preso il kit con il 24-85mm f3.5/4.6 insieme alla SHDC Lexar da 8Gb quindi avevamo tutto il necessario per testare subito la macchina. In casa ovvio, con pochissima luce. E quindi la prima cosa che abbiamo apprezzato di questa D600 è quanto diavolo sia performante ad alti ISO. Provo subito uno scatto alla spettacolare sensibilità per me di 6400 ISO (io sono partito dalla D40X dove 800ISO erano già davvero troppo, potete immaginarvi quando con la D7000 andavo a 1600ISO senza problemi la mia gioia) e guardando la qualità dell’immagine, ma soprattutto il rumore di video presente incomincio a gongolare mormorando “Viva ! Viva il Full Frame !!”. Ma è quando imposto Hi1 e sparo uno scatto alla fotonica sensibilità di 12800 ISO  che la macchina incomincia a dimostrare tutti gli Euri (e sono tanti) che costa.

E devo aspettare qualche giorno prima di metterla alla prova con luce naturale. In condizione pessime in entrambi i casi, pieno sole a mezzogiorno al primo giro, nebbia e brutto tempo il secondo. Le due sessioni di scatti sono state fatte con l’AF-S 24-85mm f3.5/5.6 ED VR del kit e con il Tamron SP AF70-200mm f2.8. La macchina impostata in Modo A o M, Auto ISO sempre, casco ben allacciato e luci accese anche di giorno.

La prima considerazione è che bisogna tenere a mente che la copertura del View Finder per la D600 è (quasi) il 100%, quindi, come dire, ciò che si vede è. Con la D7000 o in genere il formato DX molte volte quando vedevo qualcosa tagliato nel mirino scattavo ugualmente senza ricomporre sapendo che il frame in uscita era più grande e mi avrebbe perdonato. Qui è meglio fare un passo indietro e ricomporre.

Per il resto, a parte per ora la mancanza del battery grip che trovo comodissimo ed indispensabile, visto che i due corpi macchina sono così simili, mi sembra di aver scattato da sempre con la Nikon D600, trovo i pulsanti al volo anche senza aver letto il manuale (prometto che lo farò). Unico appunto, al tatto tutti i pulsanti sembrano un po’ plasticosi e si fa un po’ fatica a percepire il “click”. Anche il pulsante di scatto è un po’ più, come dire … spugnoso.

(Nikkor) 24mm – f3.5 – 1/80 – ISO250

Ma a parte queste sciocchezze andiamo alla cose che contano, cioè la qualità di immagine. Una parola sola: SPETTACOLARE !

Il dettaglio è impressionate sopratutto per una persona che come me non ha mai avuto in mano corpi macchina professionali. E insieme al dettaglio è spettacolare la gamma dinamica e i colori che riesce a produrre. Le immagini anche in condizioni di luce cattive sono sempre vive, quasi tridimensionali, mai piatte. Io scatto sempre in RAW non ho nemmeno considerato per ora l’output in JPEG e il file caricati in LightRoom hanno davvero bisogno di una piccolissima post per passare da eccezionali a superlative.

La capacità della D600 di gestire sensibilità ISO fotoniche prende ancora più valore scattando per strada. Riuscire a scattare un cartellone sotto un portico buio a 4500ISO e vedere rumore video solo andando a spingere in post il contrasto a +50 è assolutamente incredibile.

L’autofocus è figlio del sistema che equipaggia la D7000 e che come ben si sa non è il suo punto di forza. Nella D600 la prima impressione è che Nikon l’abbia migliorato parecchio rendendolo più preciso ed affidabile. Anche in condizioni di scarsa luminosità non è perfetto, ma sicuramente migliore della D7000. E’ stata cambiata anche la logica di gestione dell’AF sulla macchina rendendola più chiara. Anche qui un appunto, con il Tamron non sono riuscito ad usare l’AF in inseguimento, ma temo sia un problema mio dovuto al fatto che NON HO LETTO IL MANUALE !

Le prestazioni dell’esposimetro sono in linea con la filosofia Nikon: per me Matrix tende a sovraesporre, lo faceva sulla D40X, sulla D7000 e ora sulla D600, di conseguenza continuo come ho sempre fatto a correggere l’esposizione di -0.3 / -0.7 EV.

Molta gente è spaventata dalla dimensione dei file RAW prodotti dalla macchinetta (parliamo di 26-29 Mb a colpo in RAW 14bit compresso lossless): beh sulle SHDC SanDisk 16Gb Classe 10 non ho avuto problemi nemmeno in raffica. Anche per quanto riguarda l’editing non mi sembra che il mio PC (che non è sicuramente HighEnd: è un portatile Core 2 Duo con 8Gb di RAM) sia andato in crisi. Insomma ci sono molti modi, anche su Photoshop, di contenere a livelli accettabili la dimensione dei file.

Ah … si apprezza tanto il salto da DX a FX quando usavi lenti FX su DX (è contorto ma importante)?  Oh si ragazzi ci dovete fare l’occhio …. montato 5 minuti l’AF-D 85mm f1.8 e mi sembrava cortissimo :)

Insomma dopo circa 130 scatti posso dirvi che la Nikon D600 è una fotocamera eccezionale e che non vedo l’ora di metterla alla prova in quello che amo di più e cioè il ritratto !

(Nikkor) 85mm – f4.5 – 1/80 – ISO220

(Nikkor) 24mm – f3.5 – 1/80 – ISO180

(Nikkor) 24mm – f4.5 – 1/80 – ISO320

(Tamron) 200mm – f2.8 – 1/250 – ISO200

(Nikkor) 70mm – f4.5 – 1/100 – ISO4500

(Tamron) 200mm – f2.8 – 1/250 – ISO500

IL FATTORE “POLVERE”

Morite tutti dalla voglia di sapere se la nostra D600 soffre del famigerato anomalo accumulo di polvere sul sensore vero?

Probabilmente si, ho fatto dopo circa 30 scatti il test famoso “f22 contro parete bianca” ed erano visibile in alto a destra e a sinistra circa 5 spot direi con discreta sicurezza dovuti a polvere e non olio. Allora chiariamo “visibile” : a f22 nel RAW sono percettibili, per vederli bisogna crankare contrast e clarity a +100 che sono ovviamente condizioni anomale. Al che ho messo la macchina in Mirror-Up e ho dato un paio di colpi di pompetta e rifatto il test. Resistevano 3 spot due in alto a sinistra e 1 in alto a destra. Da qui in poi mi sono preoccupato di scattare fotografie …

Nel test di ieri a sia a f8 che a f11 contro un cielo completamente bianco non era visibile nessuno spot apprezzabile.  Per carità sono solo 130 scatti, il problema può peggiorare di brutto,  ho due shooting nel prossimo weekend e un matrimonio il 2 febbraio. Credo che dopo questi tre impegni potrò dire la mia seriamente; ma visto che sui forum si leggono cose tipo “L’ho presa venerdi e lunedì l’ho riportata al negoziante” o “ho fatto due scatti in negozio su 3o esemplari e facevano tutte schifo” direi che sono soddisfatto …

Ma io scatto prevalentamente a tutta apertura, adoro lo sfocato, uso diaframmi molto chiusi solo in studio, per me diventerà un problema  solo quando avrò grossi e visibili spot in aree sensibili nelle mie condizioni di scatto … io del test a f22 con clarity e e contrast a +100, come disse il Gerarca Barbagli appena sbarcato su Marte me ne frego. Quando arriverò a questa situazione e non riuscirò a risolvere la cosa con una pompetta manderò la D600 a LTR per una pulizia. Magari voi non vi ricordate, ma io si, sulla D40X non c’era nessun filtro passa alto per la pulizia del sensore e LightRoom era alla 1.2. Io ho avuto spot da polvere sul sensore dalla seconda settimana e pazientemente li toglievo con LR, e lo facevano tutti perchè era praticamente la norma.

Tra l’altro nota per “quelli che si passano la giornata su Photoshop a togliere la forfora della D600″ se usate LR lo potete fare in batch visto che gli spot sono sempre nello stesso punto …

Vi terrò aggiornati e dopo averla provata continuo a sostenere la mia tesi: fa foto eccezionali e questo è quello che conta.

(Tamron) 122mm – f2.8 – 1/250 – ISO560

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