Un mondo colorato! [teoria dei colori, parte 2]
Abbiamo visto cosa sono i colori e come mescolarli. Ora vediamo un po’ quali sono le caratteristiche principali del colore, esprimibili attraverso 3 parametri fondamentali:
HUE – VALUE – SATURATION (ovvero, tonalità, luminanza e saturazione)
HUE (tonalità, tinta o cromaticità) – è il parametro che identifica l’effettivo colore di un oggetto.

VALUE (luminanza, chiarezza o brillanza) – indica l’intensità luminosa, quantificando quanto bianco o nero siano percepiti nel colore. Ogni tonalità può avere un illimitato numero di valori, che vanno dal molto luminoso al quasi nero.

SATURATION (purezza, saturazione o pienezza) – esprime l’intensità di un colore. Si riferisce alla purezza del colore, modificata dalla quantità di nero, bianco o grigio che vi sono mescolati dentro. Possiamo pensare alla saturazione come inversamente proporzionale alla distanza dal colore puro. Una bassa saturazione indica una grande distanza dal colore puro.

SCHEMI COLORE o ARMONIE DI COLORE
Le combinazioni armoniche di colore sono dette “schemi colore”. Vediamone le principali:
- CALDO E FREDDO
Possiamo dividere genericamente i colori in caldi e freddi. Sebbene ci sia una correlazione con la temperatura del colore (misurazione della luce), non ci sono separazioni scientifiche fra colori caldi e freddi, ma il tutto viene rimandato alla percezione soggettiva dell’osservatore. In genere i colori caldi spaziano dal giallo al rosso, passando per il marrone, mentre i colori freddi vengono identificati fra il blu, il verde e il viola, comprendendo i grigi. Ma questo tipo di divisione non è sempre valido, in quanto il caldo o il freddo di un colore possono venir determinati anche dal contesto cromatico in cui si trovano, e un colore caldo può venir percepito come freddo, o viceversa.
- COLORI COMPLEMENTARI
I colori complementari sono coppie di colori formate da un primario e da un secondario (originato dalla combinazione degli altri due primari). Mescolando due colori complementari si ottiene il grigio.
Il giallo è complementare del viola (rosso + blu), il rosso è complementare del verde (giallo + blu) il blu è complementare dell’arancio (rosso + giallo). Nella ruota dei colori, i complementari sono sempre opposti uno all’altro, come si può vedere in figura:

I complementari, se messi vicini, appaiono più brillanti ed intensi (per via del forte contrasto che si genera fra di loro).
- COLORI COMPLEMENTARI SPEZZATI
Sono quelli che comprendono un colore primario e i due colori adiacenti il complementare. Usare i colori complementari spezzati dà al disegno un alto grado di contrasto, non estremo come quello che si ottiene con i complementari puri.

- ANALOGHI
I colori analoghi sono quelli adiacenti nella ruota dei colori. L’importante se si utilizza questo tipo di schema, è scegliere uno dei colori come dominante e un secondo che lo supporta.

- TRIADI
sono 3 colori equidistanti tra di loro. A esempio, i colori primari e i colori secondari sono delle triadi

- COMPLEMENTARI DOPPI
sono 4 colori in relazione rettangolare sulla ruota dei colori, come due coppie di colori complementari. E’ lo schema più ricco fra quelli visti, poichè utilizza 4 colori (e 2 coppie di complementari). Funziona molto bene se si sceglie uno dei quattro come dominante.

- MONOCROMATICO
Ultimo, ma non per questo meno usato, è uno schema colore MONOCROMATICO, che utilizza un unica tonalità modificata per quanto riguarda luminosità e ombreggiatura.
Un ottimo sito che vi consiglio di visitare e consultare spesso se avete dei dubbi sui colori, è Adobe Kuler, dove potete scegliere armoniose combinazioni di colori già confezionate, o vedere gli schemi colore appena descritti messi in pratica.
FONTI
http://illustration.worth1000.com/tutorials/161595/color-theory
http://www.oikos-paint.com/contenuti/colore/colore-e-scienza/teoria-del-colore
http://www.moretoart.com/2011/the-colour-theory-tutorial/
Un mondo colorato! [teoria dei colori, parte 1]
Diciamocelo. Siete diventati bravi a disegnare, ve la cavate bene anche con Photoshop e con la vostra tavoletta grafica. E sapete anche gestire i diversi tipi di pennelli. Ma il paesaggio lugubre che avete appena dipinto non farebbe paura a una mosca, e il lago incantato che doveva far sognare i vostri ammiratori genera un certo senso di fastidio quando lo guardate. Eppure, la prospettiva è giusta e la composizione funziona. Cosa avete sbagliato? Se siete sicuri che tutto è corretto, molto probabilmente quello che “suona sbagliato” sono i colori: la scelta dei colori di base per la vostra opera è fondamentale per la riuscita del quadro.
Quando iniziate a colorare un vostro disegno, dovete porvi subito delle domande fondamentali, come ad esempio “Che ora del giorno è?”, “Siamo all’aperto o siamo in un ambiente chiuso?” e “Dove sono le sorgenti luminose?”. Queste domande serviranno solo per definire che tipo di luce andrà a illuminare la vostra scena, ma non determina ancora nel dettaglio i colori che vi serviranno.
Per quelli c’è bisogno di avere maggiori informazioni sulla parte “emotiva” della vostra opera, e dovete porvi delle domande tipo “E’ un dipinto energico o deve trasmettere tranquillità?”, “Ci sono dei simboli o delle parti che voglio evidenziare in modo non evidente?”, “Che sensazione deve dare il quadro?”, e così avanti.
Per collegare la risposta a queste domande con i relativi colori, avete bisogno di sapere qualcosa in più sulla Teoria dei Colori.
Pertanto, sedetevi comodi, che iniziamo dalle basi.
Teoria dei colori
Per prima cosa … sapete che cos’è il colore? No, tranquilli, non mi dilungherò in noiose spiegazione scientifiche, però magari avere qualche idea sul perchè una scatola la vediamo rossa e un’altra blu, può essere, se non indispensabile… sicuramente interessante
Fondamentalmente possiamo riassumere il tutto con le seguenti considerazioni.
La luce si diffonde attraverso onde di diversa lunghezza. Queste lunghezze, messe su una scala di valori, ci consentono di dare un nome ai colori che vediamo (e anche di identificare quali sono quelli percepibili dai nostri occhi, accorpabili in uno spettro di sette colori… sì, proprio quelli dell’arcobaleno).
Nel 1672 il fisico inglese Isaac Newton dimostrò che la luce (che vediamo bianca) è composta dai sette colori dello spettro e si riflette sugli oggetti in modo diverso, a seconda delle caratteristiche fisiche dell’oggetto stesso. Un oggetto che riflette tutte le onde luminose apparirà bianco (colore corrispondente alla somma di tutti i colori), un oggetto che le assorbirà tutte verrà visto come nero (assenza di colori). Quello che ci interessa di più è il caso in cui l’oggetto assorbe tutte le onde tranne una, che viene riflessa: ecco, questa è l’onda che determinerà il colore dell’oggetto. (per capirsi, un oggetto che non assorbe il giallo, verrà visto come giallo ai nostri occhi).
Ok, la parte “fisica” è finita, ed ora è tutto in discesa, o quasi
I primi colori che dobbiamo andare a conoscere solo i cosiddetti
Colori primari
I colori primari “viaggiano” a gruppi di 3 colori (corrispondenti ai 3 canali indipendenti presenti nei coni all’interno dei nostri occhi). Sono i colori che non possono venir creati in nessun modo, ma che danno origine a tutti gli altri (per questo detti “primari”)
Colori secondari
Sono quelli generati mescolando a due a due i colori primari.
Colori terziari
Si ottengono mescolando un colore primario con un colore secondario
MODELLI DI COLORE
Tradizionale
Lo schema tradizionale è quello in cui i colori primari sono il rosso, il giallo e il blu. E’ ancora oggi il modello di riferimento degli artisti.
I colori secondari in questo modello sono: arancio (rosso + giallo), verde (giallo + blu) e viola (blu + rosso)
I colori terziari sono ottenuti nel seguente modo:
Additivo
Il modello sottrattivo invece riguarda la combinazione di pigmenti colorati (colori per dipingere, processi di stampa). Per questo modello i colori primari sono il giallo, il ciano e il magenta (si, esattamente i colori secondari del modello additivo)
In questo modello, i colori secondari che otteniamo sono proprio il rosso, il verde e il blu.
Colori terziari
Facile no?
Per oggi è tutto… Nelle prossime “puntate” vedremo altre qualità del colore, il significato stesso dei colori e come generare un certo tipo di emozione anche in disegni molto semplici.
FONTI
http://illustration.worth1000.com/tutorials/161595/color-theory
http://www.oikos-paint.com/contenuti/colore/colore-e-scienza/teoria-del-colore
http://www.moretoart.com/2011/the-colour-theory-tutorial/
Speedlight Stories: l’importanza del team
E’ un periodo parecchio impegnativo. Tre weekend, tre shooting, con tre ragazze diverse, praticamente sconosciute; addirittura nell’ultimo la modella vista “dal vivo” il giorno dello shooting con esclusivi contatti via mail. Il ritratto è qualcosa di molto particolare e tremendamente impegnativo: in pochi minuti devi cercare di capire la personalità della persona che hai davanti e provare a sviluppare l’empatia necessaria a fare in modo che si instauri un minimo di fiducia. Nello stesso tempo devi rendere la loro esperienza interessante e divertente, le devi rendere partecipi del lavoro, e impegnarti a portare a casa il risultato migliore possibile.
Nelle ultime settimane il team di LiTE MEDIA si è moltiplicato; collaborano con noi una giovanissima Make Up Artist e una giovanissima Hair Stylist. Uso di proposito i termini inglesi perchè voglio sottolineare una questione che mi sta a cuore. Dalle mie parti, nella provincia piemontese, studiare da estetista o studiare da parrucchiera è sinonimo di “non aver voglia” o “non essere abbastanza intelligente per” studiare. Io credo invece che ognuno debba poter scegliere di fare quello che è più vicino alle proprie inclinazione e alle proprie passioni, e di poter continuare a cambiare passioni e perchè no lavoro, tutte le volte che vuole.
Le nostre due giovanissime collaboratrici, Camilla e Silvana, sono mosse da quello che credo sia l’unico motore di tutto: il sacro fuoco della passione. E’ un piacere lavorare con loro, ed è un piacere confrontarmi con loro che mi consigliano su quello che sarebbe meglio fare in base all’idea che ho; e non sbagliano un colpo, messe insieme sono una macchina da guerra. E se vi devo dire non importa nemmeno che abbiamo 20 anni meno di me, sanno fare il loro lavoro, lo fanno bene, anzi benissimo e la qualità delle mie foto è salita in modo esponenziale. Siamo stati fortunati !
Vi racconto questo, perchè la qualità delle foto scattate con Flavia sabato dipendono da un’alchimia particolare che si è sviluppata nella giornata. Aveva proposto 3 tipi di scatti che abbiamo provato a portare a casa, idee che mi piacevano molto. Il lavoro di trucco e parucco è stato piuttosto impegnativo perchè è stato variato 3 volte nel corso della giornata. La location ci ha aiutati: ervamo ospitati de “La Fabbrica dei Suoni” di Venasca (che vi consiglio di andare a visitare
) grazie a Mattia e Annalisa Le sale sono ampie e suggestive e alla fine è bastato lasciare che le cose andassero per il loro verso.
Flavia è riuscita a rilassarsi ed entrare nella parte in pochissimi scatti diventando una modella perfetta e tutto si è messo in moto alla perfezione.
Tecnicamente ho cercato di lasciare le cose molto semplici. Molto spesso ho usato una sola luce, o una luce con un pannello riflettente variando il modificatore dall’EzyBox al Beauty Dish a seconda di cosa avevo in mente. La novità più grossa, sul lato tecnico, è stato utilizzare il pulsante di Back Focusing durante tutta la giornata e vedere drammaticamente diminuire il numero degli scatti fuori fuoco. Quindi rileggetevi il mio precedente articolo ed usatelo
Novità invece dal lato attrezzature il nuovo stabile stativo con boom e sand bag (la nostra sand bag è l’unica che fa la palla … sapevatelo
)
Dopo circa 4 ore, tra trucco, parrucco e scatti, guardo Flavia e mi rendo conto di una cosa. Non le ho scattato un primo piano a morire in tutta la giornata ! Con Ursula al volo ri-posizioniamo le luci e prepariamo il set e io dopo essere andato tutto il giorno in manuale, decido di scattare con un solo speedlight e … TTL !
E’ parecchio buio e voglio scattare con l’80-200 f2.8 a circa 135mm. Annalisa illumina con il Led dell’iphone il viso e io metto a fuoco e scatto. Il risultato è terribile. Mi scappa qualche maledizione al santo protettore del TTL: la pelle è completamente buciata. Non comprendo bene il problema, ma cerco una soluzione: correggo a f11. Scatto … ancora terribile. Va bene siamo tutti stanchi e vogliamo andare a casa, scatto in manuale e via … ed è li che mi accorgo di non aver MAI detto alla macchina di usare il TTL ! Ops ! Non mi resta che chiedere scusa a tutti, compreso il TTL che questa volta imposto davvero
… e il risultato lo vedete qui sotto
Sporcandosi le mani di Color [Management]
Nella scorsa puntata abbiamo parlato in maniera omeopatica di Gestione Colore o Color Management. Oggi vediamo praticamente cosa vuol dire, insomma ci sporchiamo le mani
1. Impostare lo Spazio Colore predefinito in Photoshop
Il Color Space di default si può impostare dal menu Edit -> Color Settings … che apre questa finestra:
L’impostazione che ci interessa è RGB nel quadro Workspace. Dalla combo RGB avete la possibiltà di scegliere tra il Color Space che è più adatto al vostro workflow, seguendo le considerazioni che abbiamo fatto nel precedente post. L’impostazione CMYK che riguarda prettamente la stampa a questo livello non ci interessa, per il semplice fatto che nel caso necessitassimo di Color Space particolari ci debbono essere forniti direttamente dalla tipografia.
Nel quadro Color Management Policies invece andiamo a specificare come si deve comportare Photoshop quando va ad aprire un file che ha incorporato uno spazio colore diverso da quello di default. Ancora nella combo RGB imponiamo a Photoshop di convertire automaticamente il Color Space al nostro di default se fosse diverso; Con le spunte Profile Mismatches, Ask When Pasting, Ask When Opening consigliamo al software di chiederci conferma di cosa fare prima di convertire aprendo questa finestra:
Il passaggio è molto utile soprattutto se vi capitasse di gestire immagini provenienti da altri fotografi/designer che per motivi loro hanno usato Color Space particolari (tipo scansioni da pellicola) e ci fosse bisogno di dare un’occhiata ai colori originali dell’immagine.
Nel caso scegliate Convert document’s colors to the working space Photoshop convertirà lo spazio colore in quello predefinito. La cosa da non fare mai è scegliere Discard the embedded profile, che farebbe perdere tutte le informazioni di gestione del colore.
Potete salvare tutte queste impostazioni in un preset attraverso il pulsante Save…
2. Impostare il Color Space durante la conversione del RAW File
Se scattare in RAW tenete presente che per definizione il RAW, essendo RAW, non ha spazio colore. Di conseguenza potete imporre quello che preferite durante lo sviluppo in Camera RAW (o Lightroom).
Aperto il RAW il click segreto è sull’indicazione che vedete evidenziata in figura:
Che apre questa finestra:
Dall’alto verso il basso potete impostare lo Spazio Colore, la profondità dello stesso (8/16/32 bit) ricordandovi di fare i conti della serva tra qualità dell’immagine e potenza di calcolo del PC. Crop Size dà la possibilità di decidere già in Camera RAW la dimensione del file da utilizzare, funzione che ovviamente svolge con miglior qualità Photoshop.
Ininfluente invece l’impostazione Resolution che influenza la qualità della stampa ma non quella dell’immagine se questa è destinata a venire riprodotta su web o su monitor.
3. Convertire un immagine da un Color Space ad un altro
Attraverso il menu Image -> Convert to Profile … che apre questa finestra:
Questa operazione in realtà fa direttamente parte del vostro Workflow. Mi spiego: immaginiamo che voi abbiate scelto di lavorare in Adobe RGB e stiate per salvare il vostro jpg per caricarlo sul vostro sito web. Il primo passaggio è ridimensionare la foto alla risoluzione finale, il secondo è, visto che abbiamo detto che sRGB è il Color Space da utilizzare quando l’output finale è per il web/monitor, convertire lo spazio colore con la finestra in figura.
Le Conversion Options sono roba da nerd, quindi accontentatevi di sapere che così vanno bene
Buon Color Management !
Color Management in dose omeopatica
Potremmo sintetizzare il problema del “Color Management” in una frase: se non sapete nulla di “Color Management” impostaste lo spazio colore su sRGB e cadrete in piedi.
Detto questo il resto del post è inutile
Vabbè dai … vediamo di dire qualcosa in più.
Prima di tutto potremmo cercare di capire perchè sapere qualcosa di Color Management, anche in dose omeopatica, è importante. Lo è per massimizzare la qualità del vostro output sia che questo sia destinato alla condivisione su web (su siti come 500px o Flickr) sia che invece si parli di stampa, insomma per evitare che il risultato venga compromesso.
La scelta non è solo impostare uno o l’altro Spazio Colore nel menù Color Settings di Photoshop ma è invece una scelta di Workflow:
- Scattate RAW o JPG ?
- La foto verrà pubblicata su internet o stampata ? Magari tutte e due ?
- Quanto è potente il PC che state utilizzando ?
E da qui mettiamo un attimo a fuoco il concetto di Workflow; è impossibile rispondere alla domanda “Ma qual’è il tuo workflow ?” se non dicendo “Dipende …“. Dipende dal lavoro che sto facendo, da dove voglio pubblicare l’immagine, dall’idea che c’è dietro.
Il workflow delle foto della festa degli amici da pubblicare su facebook sarà necessariamente più snello di quello del ritratto della modella da mettere in portfolio, che sarà diverso dal ritratto dell’amica, che sarà diverso dal ritratto dove voglio dimostrare la mia tecnica di retouching.
E del workflow fa parte tutto, dalla scelta della lente, alle luci, alla tipologia di fotoritocco, alla scelta del Color Space.
Vediamo allora di identificare gli Spazi Colore adatti ai nostri workflow:
1. sRGB
sRGB è lo spazio colore più piccolo tra quelli proposti da Photoshop: più piccolo significa con il minor numero di colori, è un profilo adatto alla visualizzazione su monitor o proiettori digitali; insomma se il vostro output è internet è il vostro Color Space.
2. AdobeRGB
Più ampio di sRGB, è lo spazio colore adatto se decidete che il vostro output finale sarà la stampa.
3. ProPhotoRGB
Ancora più ampio di AdobeRGB, così ampio da contenere tonalità di colori che nessun monitor o stampante è ancora in grado di riprodurre. Uno spazio colore per la crescita insomma .
4. AppleRGB e ColorMatch RGB: praticamente inutilizzati, non pervenuti.
Quindi quale scegliere ? Beh, se non sapete ancora quale sia la vostra destinazione finale (fotografica intendo …) AdobeRGB. Se poi l’output sarà il web allora lo convertirete in sRGB, se sarà la stampa allora siete a cavallo.
E se invece voglio andare in stampa ma il mio Color Space è sRGB ? Non sarà un disastro, rischiate solo di perdere magari qualche sfumatura di colore sulla carta …
Ok, d’accordo ma allora cosa deve guidare la mia scelta ?
Il compromesso miei piccoli padawan ! In un mondo perfetto dove avete un PC potenterrimo vi direi di lavorare sempre in AdobeRGB a 16bit. Ah si ecco anche i bit contano, ovviamente 16bit è meglio di 8bit, ma niente di queste cose è esente da costi. Color Space più ampio vuol dire file più grandi. File più grandi vuol dire avere necessità di dischi più veloci e più RAM. Ma anche 16bit vuol dire file più grandi, ma non solo, perchè 8bit sono più facili da “calcolare” che 16bit e quindi se voi lavorerete AdobeRBG / 16 bit avrete bisogno di dischi più veloci, più RAM e più processore.
Le guerre non si vincono con le idee giuste, ma con la capacità di cambiare strategia, e questa è la miglior cosa che potrete (e dovete) imparare.
Posso scegliere quindi un workflow e uno spazio colore preferenziale tipo: AdobeRGB / 8 bit, un buon compromesso tra il mantenere le informazione e la precisione del colore, e un impatto sul PC gestibile (per l’hardware che ho a disposizione), ma se so a priori che le mie immagini hanno Destinazione-Facebook (morte di ogni fotografia) cambierò il mio modo di pensare in sRGB, sapendo che avrò una qualità significativa, guadagnandone in prestazioni e maneggevolezza.
E nella prossima puntata, miei piccoli padawan, ci sporcheremo le mani con gli strumenti di Color Management!
Da tenere a mente
MODEL 4 A DAY
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